Salve, secondo voi il tasso di interesse é un concetto/fenomeno etico?
Salve, secondo voi il tasso di interesse é un concetto/fenomeno etico?
Dal mio punto di vista il tasso di interesse non ha alcun rapporto con l'etica.
La banca, o istituto finanziario, fornisce un servizio,cioè denaro, e per questo deve essere ricompensata per coprire i propri costi, altrimenti sarebbe presto in fallimento.
La ricompensa può essere una commissione fissa, oppure un interesse, che mi sembra più giusto della commissione, perchè un conto è prestare 1000 euro per un mese, un conto per un anno.
L'etica della finanza solidale per me si trova nei criteri con cui la banca decide a chi prestare, non pensando solo al massimo profitto, ma anche agli scopi dei progetti che si vanno a finanziare, e su questo modulare i propri prestiti ed anche le fonti e le modalità con cui ottenere il denaro stesso che la banca presterà.
Sono d'accordo con Riccardo e in tal modo è evidenziato nello statuto di banca etica.
Sarebbe interessante ragionare se è giusto che un tasso di interesse della finanza etica sia legato ad indici come l'euribor. Ora è principalmente così (anche in banca etica) perché è il metodo che usano tutte le banche e i confronti sono più facili.
Infatti alla fine la domanda classica è : "ma rispetto alle altre banche che tasso fate?"
In questo modo in periodi come questi in cui i tassi sono bassi si comprime la "ricompenza" della banca creando potenziali difficoltà economiche.
La finanza islamica e alcune esperienze particolari (come la Jak bank svedese) usano il sistema delle commesse perché possono essere rese più chiare e trasparenti dei tassi (soprattutto variabili).
grazie delle risposte.
la mia domanda era però più legata ad una riflessione radicale, un po' come quella che ha diffuso Margrit Kennedy.
Il tasso di interesse é il valore dovuto (o ricevuto) rispetto alla disponibilità "transitoria" di un bene (che voi avete subito inteso come il denaro). é interessante (scusate il gioco di parole) che subito abbiate pensato ad un riferimento ad una banca o alla "finanza" etica.
Di scambi economici ce ne possono essere tanti ma noi riteniamo "giusto" esigere un tasso di interesse (o farlo pagare) in corrispondenza di una transazione finanziaria (e al limite interrogarci sul range di "giustizia" del suo valore: euribor, non euribor ...), mentre "ingiusto" applicare questo concetto per esempio all'uso di uno strumento inutilizzato di casa (come un trapano).
Se mi chiede il mio vicino di casa un trapano e glielo presto, lui non si aspetterebbe che io gli chiedessi una "rendita" per questo prestito ("ok ora ridammi il trapano con tre viti").
Quando però parliamo di soldi questa rendita é quasi implicita, e si trovano scambi a rendita/debito d'interesse zero solo nei casi interfamiliari o di solidarietà tra amici.
Forse la domanda giusta sarebbe: concepire l'idea che prestare un bene - che si suppone quindi non serva in quel momento - debba rendere qualcosa, favorisce o sfavorisce dinamiche relazionali solidali?
Mi sembra giusto chiedere una remunerazione per l'uso di qualcosa che si "consuma".
Se presto un trapano ad un amico, di solito non gli chiedo nulla, ma magari mi aspetto, inconsciamente, che mi renda il favore, Un po' come se gli do' due uova perché è rimasto senza, mica mi faccio pagare. La retribuzione in questo caso e' relazionale, su un piano diverso da quello economico.
Ma se presto un trapano ad un muratore per un anno, non mi aspetto di farlo gratis. Il trapano mi torna indietro usurato, ed è giusto che il suo costo, che io ho sostenuto, mi venga remunerato. O posso far di mestiere quello che affitta trapani, in questo caso facendomi pagare un servizio (procurare e riparare trapani) con una quota proporzionale al valore di ammortamento del trapano.
Per il denaro è simile. Se presto del denaro mi privo di una risorsa, e affronto un'"usura" del denaro (inflazione), più i costi del servizio di procurare il denaro stesso. Potrei comperare beni non deperibili, e tenerli sotto il materasso.
Diverso e' se il denaro diventa una fonte di reddito, se voglio campare sull'affittare i miei soldi. O dei miei beni non soggetti ad usura. Se cioé voglio vivere (in tutto o in parte) di rendita. Questo mi sembra non etico, perché pone differenze tra chi ha e chi no.
E va affrontato il difficile problema della relazione tra il prestito e la crescita economica. Un modello di economia che continua a crescere non e' di per se' sostenibile. Ma in molti casi un prestito nasce dall'idea di una futura espansione, investo perché domani sarò più ricco e potrò ripagare il debito. Questo, se generalizzato, è un concetto che cozza con la limitatezza delle risorse. Ma l'idea di una rendita finanziaria (significativa) si basa proprio su questo assunto generalizzato.