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Ritratto di OliPaz
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Bioplastiche

Cosa ne pensate delle bioplastiche ?
MaterB, PLA, ecc.. secondo voi si tratta di un passo avanti ?
Il fatto che si utilizzino risorse alimentari come le patate e il mais per la produzione di articoli usa e getta e imballaggi è trascurabile di fronte alla riduzione dell'uso di petrolio e delle emissioni nocive legato al ciclo di vita di questi prodotti ?

Ritratto di Sisifo
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Re: Bioplastiche

riporto la risposta di Degli Innocenti di Novamont presa da un altro blog con la stessa domanda

Vorrei affrontare il discorso dell’uso dell’amido per scopi non alimentari, sollevato da paolobro. Lo scorso anno c’è stato un grosso sommovimento dovuto all’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari. La causa è stata individuata nella produzione crescente di biocombustibili. Non sono un economista ma credo che sia ora chiaro che la cosa è stata fondamentalmente dovuta ad un processo speculativo…ora i costi delle materie prime si sono riabbassate. Eppure sia il bioetanolo che il biodiesel sono ancora prodotti…quindi la correlazione biocombustibili –> aumento prezzi non sembra giustificata. Con questo non voglio dire che l’effetto del crescente uso di materie prime agricole per scopi non-food non debba essere attentamente monitorato. E’ necessario però distinguere problematiche di natura differente e non fare un fascio unico. Comunque mi sembra corretto ricordare che non sono solo le plastiche biodegradabili ad utilizzare l’amido nel mondo industriale. E’ solo il settore industriale più recente e quello più famoso (perchè più innovativo) ma sicuramente non il più “vorace”. L’amido è, infatti, impiegato anche nei seguenti settori industriali: adesivi (produzione di adesivi); agrochimica (pesticidi, concia del seme); cosmetici (cipria e talco); detergenza (tensioattivi, sequestranti, ecc.); medicali (sostituti del plasma); trivellazione per l’estrazione di petrolio (modificatore di viscosità); carta e cartone (legami, copertura); purificazione (flocculanti); tessile (imbozzimatura, finitura e stampa, ecc). Un po’ di dati. Nel 1996 il mercato industriale dell’amido in Europa ammontava a 2,6 milioni di tonnellate (quando ancora il Mater-Bi era in fasce…). L’uso industriale nel Regno Unito contava 222.000 tonnellate, ovvero il 25% degli amidi totali impiegati nel Regno Unito (questi dati sono ricavati da R.P. Ellis, M P Cochrane, M FB Dale, C M Duffus, A Lynn, I M Morrison, R D M Prentice, J Stuart Swanston, S A Tiller (1998) Starch Production and industrial us. J. Sci Food Agric 77:289-311). Il mercato dell’amido totale europeo al momento sembra aver superato gli 8 milioni di tonnellate. http://www.flex-news-food.com/pages/13882/Starch/starch-%E2%80%93-indisp...
Detto questo, la preoccupazione espressa da paolobro è condivisibile: per avere uno sviluppo del settore dei bio-based sempre più “sostenibile” è necessario studiare ed indirizzarsi verso colture adatte agli scopi prefissati, ossia non-food, e con esigenze (idriche, di fertilizzanti, di lavorazione ecc.) basse. Credo che questo obiettivo sia ora perseguito da molti. Un saluto per ora.

Ritratto di franmax
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Pubblicista
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Re: Bioplastiche

La bioplastica è sempre meglio della plastica "petrolifera".

L'importante però è non credere di poter fare con le prime quello che si fa con le seconde. Ovvero sostituire tout court e basta la plastica tradizionale con Mater B o Pla o quant'altro.
Altrimenti cambieremo il tipo di problemi, ma sempre problemi creeremo.

Tra l'altro va detta una cosa: le bioplastiche, specie il Mater B, non sono realmente biodegradabili.
Ovvero, ovviamente si degradano e dopo tempi medio-lunghi "spariscono" ma, avendo anche comunque un po' di petrolchimica addosso, non è che produce effetti nell'ambiente questa degradazione...

Per spiegare un po' di più sotto vi incollerò una mail di Ugo Bardi che ho ricevuto sul tema dei sacchetti in Mater B.

Quindi, prima di tutto bisogna cominciare a ridurre fortemente l'uso delle plastiche in genere, specie negli imballaggi e negli usa e getta. Poi, quando proprio non se ne può fare a meno, usiamo le bioplastiche!

Vi invito anche a visitare il sito www.portalasporta.it

Ciao!
ZioFranMax

Eccovi la mail promessa:

tratto da:

http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/06/14/ma-i-sacchetti-biodegradabi...

*Un sacchetto “ecologico” appena arrivato dal supermercato. Notate due cose
che ci sono scritte sopra: “biodegradabile al 100%” e “adatto per la
raccolta dell’umido”. Entrambe le cose sono probabilmente false.*

*Di Ugo Bardi*

La pubblicità ci illude di tante cose; forse l’area dove si prendono i
bidoni peggiori è quella della cosiddetta “sostenibilità”. Cosa è
sostenibile e cosa no dipende spesso dagli occhi del credente. Senza andare
troppo lontano in questo campo, ultimamente abbiamo visto arrivare nei
supermercati i sacchetti “ecologici”. Ma lo sono veramente?

Ho cercato un po’ su internet qualche dato su di questa roba. Tipicamente,
si tratta di un polimero chiamato “MaterBi” . Guardando bene sui vari siti
si trova che il MaterBi è un composto di amido, poliestere, e altri
materiali plastificanti. Il poliestere si produce, normalmente, dal
petrolio. Non ho trovato in nessun posto quale sia la frazione di poliestere
nel MaterBi ma, comunque, chiaramente non è tutto di origine vegetale.
Quindi, con tutta la buona volontà non lo si può definire un materiale
“ecologico” o “sostenibile”. Che il MaterBi sia fatto, almeno in parte, a
partire dal petrolio è confermato in un articolo di Cementero e Zanardi (*vedi
pdf*).

Cercando su internet, trovate molte lodi a questo materiale per la sua
biodegradabilità. Ma si fa subito confusione fra *compostabilità *e *
biodegradabilità.* Un polimero è biodegradabile se viene completamente
trasformato in CO2 e H2O. Compostabile, invece, vuol dire che non lascia
residui evidenti quando viene compostato; ovvero si disgrega in particelle
minute. Ma questo non vuol dire che venga completamente trasformato in CO2 e
H2O.

C’è una norma specifica, la ISO 14855, che definisce la biodegradabilità ma
non la trovo applicata al MaterBi in nessun posto. Quindi, non c’è evidenza
che lo si possa definire “biodegradabile”, come invece troviamo scritto
trionfalmente sui sacchetti e un po’ ovunque su internet. Viceversa, si dice
che il MaterBi è in grado di passare un test di compostabilità secondo la
norma EN 13432, come si trova scritto sui sacchetti e anche sul sito della
Novamont che lo produce (www.novamont.com). Sono andato a cercarmi la norma
su internet e - come sempre per queste norme - se la vuoi completa te la
fanno pagare, e non poco (minimo 41 Euro). Non si capisce per quale ragione
queste norme devono essere tenute nascoste al pubblico come se fossero
segreti di stato. Comunque, sono riuscito a trovare una descrizione
abbastanza dettagliata della procedura nell’articolo di Centemero e
Zanardiche
ho citato prima.

In sostanza, il test di compostabilità degli imballaggi si fa in condizioni
decisamente “toste”, ovvero a 50 gradi e umidità controllata, in presenza di
non oltre l’1% in peso del prodotto da testare. Il resto, il 99%+ è
substrato organico. In queste condizioni (alquanto estreme per un processo
di compostaggio) si richiede che venga compostato almeno il 90% (sempre in
peso) del prodotto in 3 mesi. La verifica della compostabilità si fa per
mezzo di un setaccio con maglie di 2 mm. Non ho dubbi che i sacchetti di
MaterBi del supermercato abbiano superato questa prova. E’ altrettanto ovvio
che il MaterBi sta in una classe di compostaggio ben diversa da quella di un
torsolo di mela che, in queste condizioni, composterebbe in poche ore. Ma, a
questo punto, si pone la domanda: come si comporta il MaterBi al
compostaggio pratico? Ovvero, che succede se lo butti in un compostatore
domestico o in un impianto comunale di compostaggio?

La risposta a questa domanda non l’ho trovata su internet, a parte che in
forma di esortazioni assai ottimiste che invitano a usare le buste come
contenitori per la raccolta dell’organico. Allora, mi sono attrezzato per
fare qualche prova sperimentale a casa mia. Ho usato il compostatore
elettrico della Naturemill, di cui ho parlato
altrove.
L’arnese composta a 40 gradi e ottiene velocità molto superiori rispetto a
quelle che si possono ottenere in un compostatore tradizionale. La frutta
sparisce in una notte; materiali fibrosi spariscono al massimo in 48 ore. E’
la Ferrari dei compostatori domestici. Lo vedete qui in tutto il suo
fulgore:

[image: supercomposter1]

Allora, come si comporta il sacchetto di MaterB al compostatore? Beh,
andiamo per gradi. Ecco il sacchetto tagliuzzato messo dentro la camera di
compostaggio:

[image: baginsidecomposter]

Ed ecco i risultati dopo una settimana di compostaggio accellerato:

[image: moldinsidecomposter]

In questa figura, vedete un certo numero di cose: il compost “buono”
derivato dai resti di cucina è la massa bruna al centro. Vedete l’agitatore
meccanico e - se ci fate caso - notate anche un pezzettino di sacchetto non
compostato che spunta dalla massa. La roba biancastra sui bordi è muffa: non
l’avevo mai vista formarsi in questo compostatore, ma se ne è formata in
grande quantità dopo averci messo i pezzetti di sacchetto di materBi.
Inoltre, questo compost puzza; cosa per niente normale con questo
compostatore. Attribuisco il puzzo alla presenza del MaterBi non compostato
che impedisce la corretta aerazione della massa di compost

Ed ecco i risultati dopo una settimana di trattamento; quando mi sono deciso
a estrarre questa robaccia dal compostatore perché mi stava appuzzando tutto
e rendendo difficile compostare tutto il resto.

[image: risultatifinalicompostbag]

Dopo una settimana, il materiale del sacchetto è rimasto più o meno intatto,
anche se ha cambiato colore diventando nettamente più scuro. E’
perfettamente possibile che se ce lo avessi tenuto tre mesi, come da
specifiche della prova EN 13432, avrei finito per compostarlo almeno al 90%.
Però, è chiaro che questa roba è tutt’altra cosa dei residui organici
domestici. Decisamente non è il caso di buttare questi sacchetti dentro un
compostatore domestico di quelli comuni, probabilmente ce li ritroverete
ancora, più o meno intatti, dopo anni. Per non parlare del rischio di
ridurre l’areazione della massa e generare puzzi alquanto spiacevoli.

Alla fine dei conti, da questa piccola ricerca che ho fatto, ricavo alcune
conclusioni, non piacevoli per gli amanti della sostenibilità

1. *Il MaterBi non è un materiale completamente sostenibile, *in quanto
contiene materiali che hanno origine dal petrolio.

2. *Non c’è evidenza che il MaterBi sia “biodegradabile al 100%”.* Qui si fa
confusione fra “biodegradabilità” e “compostabilità”: il MaterBi è
certamente compostabile secondo le specifiche vigenti, ma questo non vuol
dire che sia “biodegradabile”.

3. *Non è una buona idea quella di utilizzare i sacchetti in MaterBi per la
raccolta dell’organico*. Il compostaggio del MaterBi è estremamente lento
cosa che lo rende poco adatto ai compostatori domestici. Allo stesso tempo,
non si sa che effetto potrebbe esserci sugli impianti di compostaggio su
scala media e grande quando questi si trovassero a dover assorbire grandi
quantità di materiali in MaterBi, o simili, ritenuti in buona fede dai
cittadini di essere “biodegradabili”

Per non fare sempre il bastian contrario, vorrei dire che la faccenda va
vista anche in termini positivi. Questi polimeri compostabili sono
certamente un vantaggio rispetto al vecchio polietilene che non compostava
quasi per niente. Un’altro vantaggio è il loro costo maggiore che scoraggia
un po’ i cittadini a sprecarli. Ma - come sempre - anche per le cose buone
non è bene esagerare con le lodi e le affermazioni discutibili. Qui, si sta
chiedendo a questo povero MaterBi di fare cose che sono - in buona parte -
in contrasto l’una con l’altra. Gli si chiede di essere facilmente
degradabile e - allo stesso tempo - di NON essere facilmente degradabile.
Ovvero, vogliamo che si comporti come il polietilene finchè tiene dentro la
spesa del supermercato e invece vogliamo che si comporti come un torsolo di
mela appena è vuoto. Non è possibile - ci vuole un minimo di realismo.

Allora, cosa dovremmo fare per avere degli “shoppers” veramente ecologici?
Una possibilità è la carta; come si usa comunemente negli Stati Uniti. La
carta è di origine completamente biologica; è compostabile, con lentezza, ma
sicuramente meglio di strani polimeri ed è anche biodegradabile. Tuttavia,
la carta non piace perché è meno resistente della plastica. E allora? Beh,
prima o poi dovremo rassegnarci a ritornare alle vecchie borse della spesa.

______________________________________________

*Nota: questo testo non va visto come una critica alla Novamont che produce
il MaterBi. Per quanto ho potuto vedere, la Novamont sul suo sito descrive
le proprietà del polimero in modo completamente corretto*.

ps. di seguito l'analisi chimica degli ecosacchetti (cementero e zanardi)

1. Mi confermate quindi che non esistono ecosacchetti biodegradabili?
2. Ho letto in un forum che nel porta-a-porta con bidoncini in teoria non ci sarebbe bisogno del sacchetto per l'organico. chi me lo smentisce?
3. è possibile ipotizzare una raccolta dell'organico senza sacchetti
(compostiere domestiche/condominiali a parte?)*

Grazie

Ritratto di Sisifo
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Apprendista
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Re: Bioplastiche

La citazione fatta è parziale; infatti Bardi stesso scrive nello stesso link indicato:

"Nota aggiunta posteriormente: le conclusioni di questo post devono essere aggiornate e parzialmente modificate sulla base di nuovi dati forniti dalla Novamont, produttrice del polimero MaterBi. Trovate queste nuove considerazioni a questo link sul blog. "

Al nuovo link http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/06/17/sacchetti-ecologici-la-risp... si trova la risposta di Novamont ed il dibattito nato.

Ultima considerazione: La sostituzione 1 a 1 della plastica tradizionale con le bioplastiche è insensata e non sostenuta nemmeno da Novamont. Per i punti 1/ 3 rimando alle considerazioni di Degli Innocenti di Novamont;

****************************
"“Biodegradabile al 100%, affermazione probabilmente falsa.”

Il termine “biodegradabile” non vuol dire anch’esso niente, perché anche il polietilene è biodegradabile, solo se si ha la sufficiente pazienza di allestire prove di biodegradazione lunghe e, magari, se è possibile usare del polietilene marcato con 14C per aumentare la sensibilità.

A livello accademico questo è stato fatto, specie da A.C. Albertson, una ricercatrice svedese, negli anni ’90. Risultato: il tasso di biodegradazione è dell’1% annuo…

Quindi, evidentemente, si tratta di una biodegradazione del tutto inutile. Infatti, per poter sfruttare la biodegradabilità per scopi pratici, questa deve avere tassi comparabili ai tassi di produzione dei rifiuti. Ossia, tanti rifiuti si producono, tanto velocemente l’opzione di trattamento prescelta (in questo caso la biodegradazione) deve operare. Altrimenti si ha un accumulo.

Quindi la biodegradazione deve essere veloce per avere un valore sociale, altrimenti è puro esercizio accademico.

A livello europeo lo standard di riferimento che indica le caratteristiche che deve avere un imballaggio per poter essere definito come biodegradabile e compostabile è l’EN 13432. A tal proposito, ricordo che il sacchetto per asporto merci è considerato imballaggio, secondo la normativa europea.

Tra le caratteristiche indicate c’è anche la biodegradazione che, come giustamente dice lei, è misurata con il metodo di laboratorio descritto nello standard ISO 14855 (attenzione la ISO 14855 è solo un metodo, non è una “specification”. I limiti sono indicati nella EN 13432).

Secondo la EN 13432 la biodegradabilità da raggiungere è del 90% in sei mesi. Si misura mediante la determinazione dell’evoluzione del carbonio organico, che poi viene rapportato al valore teorico raggiungibile in caso di totale conversione.

Quindi 90% vuol dire che il 90% del carbonio si è mineralizzato, ossia si è convertito in CO2. Il restante 10% è biomassa più un eventuale errore della misurazione.

Tutti i materiali Mater-Bi sono certificati, ossia sono stati testati da un laboratorio terzo, accreditato, ed i risultati validati da un ente di certificazione terzo.

In genere i nostri materiali sono certificati da Vinçotte (marchio”OK Compost”) e/o da DINCertco (Marchio: “seedling”). Si sta ora affermando in Italia il marchio CIC, rilasciato dal Consorzio Italiano Compostatori.

Tutti questi marchi sono rilasciati ai prodotti conformi allo standard EN 13432.

Quindi, i materiali certificati sono biodegradabili nelle condizioni e nei termini indicati dallo standard EN 13432.

Tutto questo per dirle che il termine “biodegradabile al 100%” è vero, perché utilizzato per indicare che il materiale è totalmente biodegradabile, ossia totalmente convertibile in CO2 .

“adatto per la raccolta dell’umido”. Affermazione probabilmente false.

I sacchi biodegradabili per la raccolta differenziata del rifiuto umido sono usati da molti anni sia in Italia, che in Europa. E’ la maggiore applicazione delle plastiche biodegradabili e compostabili. Le posso fare avere numerosissimi studi, fatti da operatori del settore che testimoniano riguardo alla utilità dei sacchetti compostabili, non appena il collega che si occupa di waste management torna da una trasferta. Quindi la affermazione è vera e può essere circostanziata. "

"Compostaggio industriale e compostaggio domestico

Lo scopo dichiarato dello standard EN 13432 è la compostabilità in impianti di compostaggio industriale. Quindi i materiali conformi alla EN 13432, posseggono caratteristiche di biodegradabilità e disintegrabilità adeguate per un impianto industriale, ma non necessariamente sono compostabili anche in un impianto domestico.

La compostabilità domestica si differenzia dalla compostabilità industriale per due principali ragioni: 1) le temperature raggiunte dal cumulo dei rifiuti nella compostiera domestica sono solitamente poco più alte della temperatura ambiente; nel compostaggio industriale le temperature raggiungono i 50°C - con picchi di 60-70°C - per alcuni mesi); 2) le compostiere domestiche non sono generalmente controllate e le relative condizioni possono non essere sempre ottimali (gli impianti di compostaggio industriale, invece, sono gestiti da personale qualificato e mantenuti in condizioni ottimali di lavorazione).

Non abbiamo esperienza riguardo al comportamento del Mater-bi nel tipo di compostatore che lei cita nell’articolo. Lo stiamo per ordinare per conoscerne le proprietà e le potenzialità. Le prove da noi fatte di home composting sono state fatte nei compostatori da “giardino”, dove il materiale permane per mesi. In quelle condizioni i gradi Mater-Bi certificati come “home compostable”, in quanto biodegradano a temperatura ambiente, sono in effetti spariti. Si trattava però di un periodo di mesi e non di una settimana. Conto di ritornare su questo punto non appena abbiamo fatto una sperimentazione con queste compostiere elettriche.

Detto questo, la raccolta differenziata dell’umido si basa sul conferimento del rifiuto ad impianti industriali dove il Mater-Bi è ben accettato, si composta senza problemi, e non crea quindi problematiche."

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