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Ritratto di daniele66
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La bottega significa tradire i GAS?

Partecipo con la mia famiglia da qualche anno ad un GAS.
Nella scelta delle verdure selezioniamo contadini più vicini possibile alla nostra città e che con certificazione BIO o certificazione partecipata garantiscano verdure prodotte con criteri di salvaguardia della salute e dell'ambiente.
Per alcuni prodotti, come la frutta, che viene da più lontano (arance, clementine, avocados), ma anche per verdure locali le unità minime di ordine sono dai 5 ai 15 Kg.
Pur essendo una famiglia di 5 persone, abbiamo spesso difficoltà a smaltire le "cassette" di frutta da 10 Kg, e quando non ci è possibile mettersi d'accordo con altre famiglie per dividere la cassa, desisitiamo nell'ordine. Ad onor del vero, desistiamo spesso anche solo per il fatto che non riusciamo ad accordarci per il ritiro (alla tale ora nel tal posto) e per non volere accumulare i nostri ordini (anche solo per 1/2 giorni) a casa del referente.
In sintesi nella nostra vita quotidiana finiamo per comprare un po' dai GAS e un po' nei soliti supermercati.
Nell'ultima riunione del nostro GAS è stata presentata una iniziativa che è nata nella nostra città: una cooperativa sociale che ha messo su un negozio di prodotti locali con consegne a domicilio.
Se vogliamo il concetto è quello della "vecchia" bottega: qualcuno compra in quantità da grossista (la bottega) e poi chi vuole va a comprare lì le quantità necessarie.
Devo dire che qualcuno nel GAS ha storto la bocca: " ma come! così si torna alla bottega!".
Personalmente ritengo che avere un posto dove trovare gli stessi prodotti dei GAS in maniera continuativa sarebbe un'ottimo affiancamento ai GAS stessi e soprattutto una seria alternativa agli acquisti nei supermercati. Se questo significa, come è lecito e naturale, che i prezzi saranno più alti che non la fornitura diretta dai contadini, lo trovo eticamente più che accettabile, posto che il lavoro va sempre ricompensato, sia che si tratti di contadini che di "intermediari", e posto che tra i due compensi via sia pari dignità.
Mi sembra un ottimo modo per dare a noi fruitori di GAS un alternativa e soprattutto per avvicinare più consumatori (meno consapevoli) alla filiera corta.
Che ne pensate?
 
 
 

Ritratto di Andrea Tracanzan
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Inviato speciale
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

Ciao Daniele, mi è piaciuto molto che tu abbia usato la parola "tradimento" nel porre questo tema. Perchè spesso la questione su quale strada possa essere migliore nell'attivarci nella scelta di stili di vita sostenibili assume toni di scontro tra buone pratiche, più che di confronto sul raggiungimento di obiettivi comuni.

Penso che i tuoi problemi, difficoltà a consumare quantità elevate e fisse di prodotti "deperibili" e difficoltà a organizzare la propria famiglia sulla base dei tempi del GAS, siano problemi comuni a molti.

Io credo che questi problemi siano una delle cause principali per cui molte persone anzichè avvicinarsi, si allontanano dall'opportuntà e dalla possibilità di adottare scelte di consumo più sostenibili.

Sensa togliere nulla agli sforzi di chi riesce con passione, tenacia e volontà a costruire un GAS, strutture che sono i "fari" del cambiamento equosostenibile, dovremmo pensare a come offrire la possibilità di sperimentare percorsi di sostenibilità anche a tutte quelle persone che per percorso, cultura, storia personale, necessità non hanno passione o "possibilità" di attivare un percorso così importante, ma allo stesso tempo così complesso come quello dei Gruppi di Acquisto Solidale.

Credo che la proposta della "bottega" sia interessante e risponda a quelle criticità legate ai concetti di "accessibilità" e "usabilità" propri del mondo dei GAS (e dell'equosostenibilità in genere).

Se poi questa bottega non vende e basta, ma propone, ascolta, dialoga con i propri clienti diventando luogo di aggregazione e di crescita... beh, penso che la costituzione di nuovi GAS, di nuove soggettività del consumo critico, debba passare in futuro anche da questo tipo di esperienze, altro che "tradimento" Wink)

Ritratto di maurobe
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

personalmente fin dal 2003 ho sempre sostenuto che per non rimanere isolati e limitati, come Gas, il processo naturale era e rimane la bottega, l'emporio solidale, ma per farla occorre che i parecipanti dei Gas si spronino a coinvolgersi in una campagna che veda tutti nel coinvolgere amici parenti in una logica più ampia che ci coinvolga in tutti gli ambiti come richiama Andrea... sono già molte le realta esistenti, noi localmente stiamo muovendoci su questo progetto "finalmente"... furtunamente i tempi stanno cambiano e qualcosa dal nostro profondo si sta risvegliando anche in questo senso....

Ritratto di daniele66
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

Grazie per aver raccolto la mia domanda.

Sono d'accordo con entrambi e aggiungo che nel progettare e praticare alternative non dobbiamo scordarci di due aspetti: a) siamo una piccolissima minoranza 2) se all'interno ci dividiamo, l'impero (anche se non più quello romano......) avrà vita ancora più facile.
Visto che all'interno di questa minoranza vi sono comunque valori comuni dobbiamo ancorarci a quelli, e al buon senso, per praticare strade nuove.

Ritratto di giulianagiorgi
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

È naturale pensare di aprire una GAS-bottega. Però ci sono alcuni rischi. Per esempio che il margine di guadagno non copra i costi (affitto, riscaldamento, luce, personale, contabilità). Se si apre una bottega in una zona molto frequentata, il progetto può riuscire, se si riesce a pubblicizzarlo bene. (C'è un negozio del genere qui a Belino, dove vivo io, che va a gonfie vele) Ma si può pensare anche ad altre soluzioni. Si potrebbe convincere supermercati-cooperative (ad es. COOP Italia) a installare "isole" di prodotti biologici locali e regionali: rischio e spese minime. Oppure la vendita dei prodotti biologici locali può avvenire sui mercatini settimanali di quartiere, su bancarelle ben riconoscibili. Non c'è una ricetta generale, bisogna cercare la soluzione più adeguata alle circostanze locali.

Ritratto di DaphneSanvito-bioeconet
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Registrato: 23/09/2010
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

Bottega. E se fosse una possibile "naturale" evoluzione del GAS in alcuni contesti?
In USA, Gaippone ed Europa (dove i GAS sono nati decenni prima che in Italia) lo è stato.
Ma ogni contesto è differente, però ci ragionerei su insieme.

ciao, sono Daphne.
Sinceramente il passaggio ad una "professione del negoziante etico" credo sia uno dei possibili naturali sbocchi del GAS, e potrebbe essere una maturazione più completa.

In tutto il mondo che ha visto nascere i GAS prima di noi, coesistono GAS "allo stato embrionale"
con altri che hanno deciso di professionalizzare (quindi anche pagare regolarmente) personale per gestire l'EX GAS in forma di "organizzazione di consegna a domicilio" o "consorzio/coop di acquisto colletivo"
oppure sono evoluti in una bottega/ un negozio/ una nuova Coop.

Credo che possiamo concordare tutti sul fatto che i GAS sono nati per praticare una alternativa e ridiffondere una cultura alimentare e relazionale alternativa, per nutrirsi in modo sano, ripristinare un mercato locale... e altro
e se in alcuni contesti locali questo ha portato ad una certa maturazione, personalmente credo che il passo verso il punti di vendita "etico", ovvero la bottega, con il negoziante professionalizzato (quindi un imprenditore) o con una coop,
sia un passaggio necessario.
Sappiamo tutti quanto che il GAS in relatà non possa soddisfare le esigenze di acquisto quotidiano, e come si ricorra a prodotti del supermercato per completare le esigenze quotidiane. A volte si ricorre ai negozi del biologico tradizionale, che in Italia sembrano più gioiellerie che negozi alimentari, e vendono alimenti molto imntermediati, di cui non abbiamo conoscenze, se on garanzie di biologicità, e che spesso hanno prodotti si biuologici, ma industriali, con oli di varia natura e ingredientistica che non premia la qualità (pur sempre biuologica).

Certo, mettersi a fare il negoziante non è da tutti, non è un lavoro che funziona se gestito da 20 volontari a rotazione,
è necessario professionalizzarsi, investire e anche certificarsi se si vuole gestire il biologico.
Non è facile, è un percorso lungo (si deve frequentare anche un corso alla camera di commercio per l'abilitazione professionale alla gestione di alimenti), ma perchè escluderlo?

E perchè parlare di "tradimento" ?
Non è possibile che in alcuni contesti possano maturare ancora dei GAS, e in altri si debba provare (con i piedi di piombo) a fare un passo verso un negozio e una professione del negoziante "altro" (che non sia solo una bottega con spezie e artigianato però, che sfami me e la mia famiglia, i miei bimbi, il mio gatto, e lo faccia quotidianamente, che mi eviti il supermercato, e che sia un po' più compatibile con la mia vita di madre lavoratrice di quanto a volte non lo sia la gestione degli ordini del GAS per 15 o più famiglie?

Un saluto a tutti. Daphne

Ritratto di daniele66
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Re: La bottega significa tradire i GAS?

Sì. Io sono molto d'accordo con Daphne. Credo che coniugare imprenditorialità con valori etici come quelli per i quali sono nati i GAS sia un passaggio necessario. Credo anche che questi valori etici vadano allargati a tutto campo (non solo rispetto dell'ambiente ma anche delle persone che ci lavorano in quell'attività imprenditoriale..ovvero eventuali dipendenti) e soprattutto vadano monitorati tramite la massima trasparenza di chi voglia gestire una simile bottega.

Vi sono invece strade furbe che si ricollegano ad un percorso che può sembrare molto parente di questo, ma che non mi sembra lo siano.....dato un'occhiata qui: http://www.leverduredelmioorto.it/ e poi ditemi cosa ne pensate.
A me ricorda il famoso eco-businness..........a voi i commenti!

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