In quest'ultima fase abbiamo alternato speranza e preoccupazione fino a leggere con tristezza e delusione – dopo l’emissione e la conclusione del bando per l'assegnazione degli spazi a nuovi incubatori d'impresa - le contraddizioni e le logiche spartitorie dei risultati del bando di assegnazione dei servizi della Città dell'Altra Economia. Proprio il concetto stesso di "altra" economia ci sembra messo in discussione in modo profondo.
Per Solidarius Italia - che in quest'ultimo anno ha partecipato con altre realtà associative e d’impresa all'allargamento del Consorzio CAE in Consorzio CAE 2.0, ne è diventato socio e ha condiviso la progettazione delle attività di questi ultimi mesi - l' economia "altra" è solidale e sostenibile. Costruire “altra economia” significa dunque operare concretamente per mettere al centro il lavoro delle persone e le relazioni che si stabiliscono nel produrre beni e servizi per il bene comune di un territorio e della città.
Per questo pensiamo che la CAE debba continuare ad essere considerata "bene comune" condiviso e partecipato, non privatizzata e "occupata" da interessi - mercantili o politici poco importa - che nulla hanno a che vedere con le finalità stesse che l'hanno generata. Pensiamo sia anche nostro dovere (oltre che diritto) resistere alle tentazioni consociative che si stanno mettendo in atto. Saremo perciò attenti nel valutare i valori, le motivazioni e le azioni che si produrranno nella gestione che il Comune stesso e i "nuovi" gestori dei servizi faranno della CAE. Così come saremo attenti a cosa intenderanno per "altra" economia nella loro pratica quotidiana.
Noi - dal canto nostro e per quanto sarà nelle nostre possibilità e capacità - continueremo a contribuire alla ricerca, all'elaborazione e all'azione comune nella creazione, nel rafforzamento di una rete cittadina di economia solidale tra le realtà romane per aprire ad un territorio sempre più ampio la sua concreta realizzazione.
4 commenti
Marco Binotto
Aggiornamenti sulla vicenda sono reperibili qui:
http://comune-info.net/2012/07/una-cena-contro-la-chiusura-della-citta-d...
Massimo Marinacci
Sono d'accordo. Il sentimento è condiviso. Il senso di tristezza e delusione prevale. Ma forse è un sentimento che ha origini da quando le tante promesse dell'inizio non sono state onorate, da parte di tutti.
La fine della storia è ancora più triste. Onestamente credo che non abbiamo la forza per contrastare la convergenza e gli accordi politico-economici che si sono creati. Rimarrò vigile e commenterò successivamente l'operato delle realtà che si insedieranno. Mi sforzerò di ricordare a loro che la CAE è un luogo pubblico e tale dovrà restare indipendentemente da chi lo gestisce.
Nello stesso tempo, come da tempo si sta facendo, condividerò il percorso per la continua ricerca dell'azione comune per creare una rete cittadina di economia solidale.
Silvia Della Selva
Salve a tutti,
Potreste mandarmi qualche link al progetto del nuovo consorzio di gestione? La questione mi sta molto appassnando anche per le dinamiche comunicative che ha assunto ma faccio fatica a trovare informazioni basate su fatti, piuttosto che su affermazioni di una parte o dell'altra.
Ho frequentato la CAE nell'ultimo paio di anni e non vedo l'ora che la città dell'altra economia cambi gestione e diventi un po' meno "intellettuale-radical chic" e più concreta. Tra l'altro, spero che il nuovo consorzio preveda una migliore illuminazione perchè dopo il tramonto lì hic sunt leones ...
In fondo, le uniche attività visibili in quello spazio erano una ciclofficina (a quanto so abusiva), Radio Popolare (di nuovo, a quanto so, abusiva e sulla quale ho sentito pubblicità dell'AIAB, associazione che ho ultimamente letto definire "squalo" dagli occupanti - ammetto, mi è scappato un sorriso), un bar in cui non si veniva salutati entrando e nel quale fare un caffè sembrava un fastidio) , un ristorante sottosfruttato perchè aperto si e no per tre servizi (di nuovo, abusivo). Unica cosa funzionante il negozio bio, negozio etico e altersolidale: solo prodotti bio e nessun utile ai "padroni", il negozio infatti è dei produttori biologici del lazio che, senza i filtri tipici delle catene, hanno un canale di distribuzione di diritto, solo per quello che fanno. Negozio, unica attività funzionante che infatti dovrebbe tornare ad esser presente nella prossima gestione.
Insomma, io ho difficoltà ad accettare che un gruppetto di una decina di persone, a dir tanto - e lo dico perchè in questi giorni ci sono stata più di una volta - abbiano pensato di poter chiudere la cancellata.
Io ero abituata ad entrare e sentire la città anche un po' mia, anche solo per il fatto di andare a farci la spesa e lasciare i bimbi liberi. Adesso dovrei chiedere il permesso?
Non mi piace, e non mi piace che si parli di proteggere i beni pubblici interdicendo l'accesso a un luogo pubblico. Mi sembra tanto che sia un pretesto.
Insomma, largo ai prossimi. Vediamo cosa sapranno fare.
E speriamo che l'altra economia diventi per tutti, non solo l'orticello della "sinistra": io credo nell'altra economia e sarei molto felice se diventasse patrimonio di tutti, destra, sinistra, quel che è... Spesso e volentieri percepisco la voglia di farla rimanere d'elite, per sentirsi migliori, superiori. In realtà, cosí, la si fa solo rimanere marginale.
Spero abbiate voglia di Discuterne perché su comune-info.net - unico altro sito dove posso seguire il resocontodi quel che succede - sembrano interessati più ad affermare che a discutere.
Buona serata
Giuditta Peliti
Ecco, cara Silvia 2 link con la voce degli "altri":
http://www.paesesera.it/Politica/Altraeconomia-la-risposta-dell-Ati-Vers...
http://www.cittadellaltraeconomia.org/