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Privatizzare l'acqua è un rischio

Privatizzare l’acqua sulla base del decreto Ronchi, approvato pochi giorni fa dal Parlamento con voto di fiducia in quanto provvedimento “urgente”, è non solo uno schiaffo alla visione dell’acqua come “bene comune” ma comporta, per il futuro, il rischio concreto di un aumento generalizzato (e non sempre giustificabile) delle tariffe. Le misure previste per la gestione dei servizi idrici da questo controverso decreto comporteranno inevitabilmente effetti speculativi, senza nessuna garanzia di un effettivo miglioramento dei servizi per i cittadini.
La legge Ronchi stabilisce che la via ordinaria per la gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica (tra cui l’acqua) prevede l’affidamento degli stessi, attraverso bando di gara, a società con prevalenza di capitali privati. In esse, infatti, al pubblico è consentita una partecipazione massima del 30%.
Il decreto Ronchi, che tocca nel cuore la futura gestione dei servizi idrici integrati, è una vera e propria beffa per le autonomie e le identità locali: per effetto di questo decreto le nostre acque, vera ricchezza del territorio a fondamento di ogni Civiltà, saranno svendute alle multinazionali che, da Londra o Sydney, detteranno prezzi e qualità di un servizio imprescindibile per ogni cittadino.

Privatizzare l'acqua è un rischio

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