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L'uomo che salva i borghi, così rivive l'Italia medievale

Inserito il 06 agosto 2009

EUGENIO OCCORSIO
GIOVEDÌ, 06 AGOSTO 2009 LA REPUBBLICA - Cronaca

Si punta sempre a riattivare lo stile di vita che c´era nel villaggio prima dell´abbandono
"Lavoriamo in cooperazione con i comuni, ci scambiamo idee, notizie storiche"

«Quest´integrazione perfetta fra case storiche e paesaggio, questi borghi costruiti sulla sommità delle colline nell´epoca dei castelli, questo senso straordinario di equilibrio e armonia... ecco il vero patrimonio italiano tanto seduttivo quanto sistematicamente compromesso». Parla con un misto di ispirazione messianica e di pragmatismo da businessman, Daniele Kihlgren. «Diciamo la verità: è un patrimonio che grida vendetta, ce l´avete messa tutta per massacrarlo». Ha poco più di quarant´anni, discende da una delle più ricche famiglie di industriali svedesi (cementifici), e la sindrome di Stendhal l´ha colpito a S. Stefano di Sessanio, il paesino vicino L´Aquila diventato uno dei migliori prototipi di restauro conservativo. «Adesso con il terremoto è crollata la torre medicea, si sono danneggiate alcune case ma le nostre non hanno subito un graffio», dice con orgoglio e spiega i criteri antisismici con cui fa i restauri («spesso basta legare i muri antichi con i cavi di ferro»). Passato lo sconforto, assicura, S. Stefano («grazie a Dio non si è fatto male nessuno») si riprenderà prima e meglio degli altri.

Kihlgren dal 1999 in poi è andato a cercarsi uno per uno i proprietari delle vecchie case diroccate («non riuscivamo a trovarli, in America, in Australia, altre volte si presentavano in dodici cugini»), poi ha fatto loro un´offerta, quasi tutti hanno accettato, e lui ha restaurato buona parte del borgo, che è tornato alla vita: se nel 2001 il 75 per cento delle abitazioni era abbandonato, a fine 2008 c´erano 120 abitanti, una trentina di attività commerciali e 7.300 presenze l´anno in cinque strutture ricettive fra cui l´albergo Sextantio, il nome della società di Kihlgren, "diffuso" in 23 casette restaurate di tutto punto.

Kihlgren non si è fermato qui. Accompagnato da Margareta Berg, tedesca di origini polacche a sua volta innamorata dell´Italia profonda, ha continuato le peregrinazioni nel Mezzogiorno, «dove la scarsezza di mezzi ha creato fra abitazioni e territorio le più straordinarie assonanze per i materiali utilizzati, per come sono state assecondate le morfologie, perfino per l´armonia dei colori». Nel 2006 ha ottenuto dal comune di Matera venti concessioni trentennali per altrettanti Sassi, e un mese fa ha inaugurato il secondo "albergo diffuso" sul costone della Civita che fronteggia il grandioso canyon Gensola con tanto di torrente sul fondo. «Stavolta il restauro è stato difficilissimo perché le caverne erano piene di licheni e a volte addirittura di alberi, profonde, difficili da esplorare fra buche e insidie. Le abbiamo ripulite lasciando dove possibile le pareti a crudo, abbiamo creato pavimenti misti di cotto e pietra, abbiamo interpretato un arredamento semplice, con pochi mobili antichi, senza fronzoli né televisione. Il tutto con il comune, che resta proprietario, che ci scrutava passo dopo passo perché stavamo lavorando con un patrimonio dell´umanità».

Il risultato è stato così incoraggiante che Kihlgren è partito per nuovi "salvataggi": girando per l´Italia ha comprato, sempre andando a cercare gli antichi proprietari, cinque borghi: il quartiere antico di Montebello sul Sangro, (il paese dopo una frana in tempi antichi è stato ricostruito poco più in là), la frazione Frattura di Scanno (stessa storia), un castelletto a Rocca Calascio.

Ancora, Martese di Rocca S. Maria in provincia di Teramo e Rocchetta al Volturno in Molise. «Lavoriamo sempre in stretta cooperazione con i comuni, ci scambiamo idee, suggerimenti, notizie storiche. Noi paghiamo le tasse e contribuiamo alla rivalorizzazione di questi pezzi di storia e cultura. Chiediamo solo una cosa: un vincolo ferreo che impedisca la costruzione di nuove case tutt´intorno».

Si punta a riattivare lo stile di vita del villaggio prima dell´abbandono: attività in comune sull´aia, allevamento libero di animali da cortile, coltivazione naturale di orti e campi, cibi caratteristici «che ricreiamo con l´aiuto del Museo delle Genti d´Abruzzo. In parte queste case le venderemo, in parte le useremo per alberghini caratteristici». Ormai si è sparsa la voce: «Abbiamo una lunga lista di amministratori locali in tutto il Sud che ci hanno chiesto un intervento nel loro comune. Andremo a visitarli tutti, e sono sicuro che troveremo altri posti incantevoli da restaurare».

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