

Il Consiglio di Amministrazione di Etica Sgr, tenutosi il 29 luglio 2009, ha approvato il bilancio dei primi sei mesi dell'anno che si è chiuso con un risultato lordo pari a euro 51.744 euro, in crescita del 33% rispetto al risultato del 1° semestre 2008 ( pari a euro 38.881).
“Durante il primo semestre del 2009 la società ha consolidato la sua posizione con risultati in termini di raccolta oltre le nostre aspettative. Una conferma della progressiva maturazione di un costante lavoro e della fiducia nella finanza responsabile” è il commento di Alessandra Viscovi, Direttore Generale di Etica SGR. Etica SGR ha visto crescere i propri asset di circa 50 milioni di euro nel primo semestre del 2009,
attestandosi a complessivi 278 milioni, con un incremento del 21,3% da inizio anno. Questo ha portato i Fondi Valori Responsabili al 23% del mercato dei fondi etici italiani ed è rilevante notare come nel primo semestre 2009 il 46% delle sottoscrizioni effettuate su fondi etici in Italia si siano concentrate sui fondi di Etica Sgr.
Il mercato italiano dei fondi collocati in Italia e classificati come “etici” da Assogestioni è cresciuto, nello stesso periodo, solo dell'1,5%. L’andamento positivo della raccolta viene confermato anche dall’incremento della nuova clientela, triplicata nei primi sei mesi rispetto ai dati del 2008: nello stesso periodo, infatti, hanno scelto i fondi etici oltre 1.500 nuovi clienti, per un totale attuale di 12.500.
“Nonostante la crisi e la forte instabilità dei mercati finanziari internazionali, i fondi Valori Responsabili di Etica Sgr si posizionano ai primi posti nelle classifiche di categoria e continuano a battere i mercati” conclude la Viscovi. “In particolare, ottime sono state le performance del fondo Valori Responsabili Azionario che da inizio anno ha battuto il proprio benchmark netto di 10 punti percentuali, con un risultato netto di +15,47%. Anche il fondo Bilanciato ha dato un ottimo risultato a due cifre (+10,65% contro un benchmark del +4,91%)”.
Banca Etica ed Etica SGR non accetteranno la raccolta di capitali che dovessero rientrare in Italia grazie allo “scudo fiscale” e di conseguenza non predisporranno alcuna misura commerciale e operativa al fine di attirare tali capitali o facilitarne il rientro.
“I principi della Finanza Etica che ispirano per intero la nostra attività – spiega il direttore generale di Banca Etica Mario Crosta, – prevedono la piena tracciabilità del percorso del denaro e la provenienza lecita di quello che raccogliamo. Accettare capitali accumulati anche grazie al mancato rispetto delle leggi e che, al già grave reato di evasione fiscale, potrebbero sommare il falso in bilancio, sarebbe una violazione del nostro DNA e un tradimento dei clienti che ci scelgono quotidianamente in nome di un uso responsabile del denaro”.
Mentre la maggior parte degli istituti di credito stanno mettendo in campo “task forces” di esperti e strumenti finanziari ad hoc per intercettare il ghiotto boccone dei capitali occultati e ora in via di rientro, Banca Etica opera una scelta di sobrietà e responsabilità che va anche nella direzione dell’educazione finanziaria e della responsabilizzazione dei cittadini.
Ecco il commento di Fabio Salviato, presidente di Banca Etica e di Etica Sgr: “Sebbene per tutti gli istituti di credito la raccolta di risparmio sia essenziale e strategica, soprattutto in questo periodo di crisi, l’intermediazione di denaro proveniente da attività illecite snatura e umilia l'impegno per la legalità che noi, insieme ad altri istituti bancari, associazioni e cittadini scegliamo quotidianamente. La normativa proposta tra l’altro potrebbe esonerare gli intermediari finanziari anche dall’obbligo di segnalare eventuali operazioni in odore di riciclaggio. Non è certo in questo modo che il settore bancario recupera la fiducia dei cittadini. Il bisogno del Governo di fare cassa non giustifica un condono iniquo verso i risparmiatori che hanno sempre rispettato le regole e profondamente diseducativo. In Italia l’evasione fiscale è una piaga da combattere con il rigore e non con le sanatorie a basso costo”.
Etica SGR ha confermato oggi che la decisione di dismettere tutte le azioni della società di telecomunicazioni francese “France Telecom” presenti nei portafogli dei fondi. La decisione – approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione e dal comitato etico – è stata presa a causa del grave allarme provocato dalla catena di suicidi che ha visto ben 24 dipendenti della società togliersi la vita in un anno e mezzo.
Ecco il commento del direttore generale di Etica SGR, Alessandra Viscovi: “Il caso di France Telecom è particolarmente complesso perché la società ha sempre mantenuto buone performance nell’ambito della responsabilità socio-ambientale in base alle valutazioni fornite dall’agenzia britannica Eiris leader del settore. La via che pratichiamo di solito è quella del dialogo con le aziende in cui investiamo per contribuire a indirizzarne l’operato sempre più nella direzione di un’autentica responsabilità socio-ambientale, anche attraverso forme di azionariato attivo. Nel caso di France Telecom tuttavia, vista la gravità della situazione, abbiamo ritenuto inopportuno mantenere i nostri investimenti fino alla prossima assemblea generale fissata nel 2010”.
Dopo tre anni di intenso lavoro, la risoluzione “say on pay” - presentata da un gruppo di azionisti attivi americani e sostenuta in Italia da Etica sgr - ha ottenuto il 51% dei voti in assemblea del colosso dell’informatica Cisco System. La mozione – che chiede ai vertici dell’azienda di prendere in considerazione il volere degli azionisti responsabili affinché vengano introdotti nuovi principi di trasparenza sui processi di remunerazione dei top manager con la conseguente rendicontazione all’assemblea - era stata presentata per la prima volta all’assemblea di Cisco del 2007 e già allora aveva ottenuto il 48% dei voti a favore; nel 2008 la mozione era stata ritirata all’ultimo momento su richiesta dei vertici di Cisco che si erano impegnati a un dialogo con gli azionisti su questo tema. Dialogo che si è presto interrotto spingendo gli investitori religiosi a riportare la questione in assemblea nel 2009, ottenendo così la maggioranza dei voti in assemblea.
Si tratta di una vittoria storica, ottenuta dopo anni di campagne di pressione lanciate da Christian Brothers Investment Services (CBIS), insieme ad altri azionisti responsabili anch’essi associati ad ICCR, tra i quali, per l’Italia, Etica SGR.
ICCR è l’associazione interconfessionale che riunisce circa 300 investitori religiosi con patrimonio gestito di oltre 100 miliardi di dollari, impegnati nel dialogo e nell’azionariato attivo con le maggiori imprese americane sui temi sociali, ambientali e della governance.
La grave crisi economica e finanziaria in corso ha portato sotto i riflettori la questione delle politiche di remunerazione dei top manager delle grandi banche e società, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’azionariato attivo è una prassi consolidata, portata avanti anche con il sostegno degli investitori religiosi: solo nel 2009 negli USA sono state presentate almeno 100 mozioni sul tema della trasparenza nelle remunerazioni. Tra le società che hanno introdotto in statuto il voto consultivo in assemblea sulla remunerazione degli amministratori vi sono Intel, HP, Occidental Petroleum, Verizon, MBIA, PG&E, H&R Block, Blockbuster, Ingersoll-Rand e Motorola.
