Oggi ho avuto una piccola discussione con un'amica. Ne ricavo qualche appuntino per il mio quadernone su Zoes.
Il tema è scelte di consumo in epoca social
Abituati a muoverci nella rete stiamo conformando le nostre scelte di consumo ad alcuni importanti concetti riconducibili all'astratta definizione di web 2.0.
In particolare penso a usabilità, protagonismo, personalizzazione.
Ecco la rivoluzione che arriva: aziende che rispondono ai clienti, servizi e prodotti su misura, l'usabilità e l'efficienza diventano la condizione di base per acquistare o meno.
Ma che cambiamento è questo? Mi sembra che così restiamo ancorati al vecchio modo di pensare.
Le aziende si attrezzano e offrono servizi sempre più usabili, sono sui social, il consumatore consuma e offre gratuitamente all'azienda suggerimenti su come possa migliorare il prodotto in modo tale che il consumatore continui ad acquistarlo... insomma, tutto molto importante, ma sento puzza di bruciato.
Il consumatore resta lì per far quello e basta: consumare. Dietro le quinte cambiano il modello distributivo, il marketing, cambia canale.
Ci sono però altri due concetti chiave che associo al web 2.0: comunità e partecipazione.
Il cittadino è sempre più informato e connesso. Ha la possibilità di scegliere meglio di prima, di fare pressione, di smascherare comportamenti che danneggiano la sua comunità e la sua possibilità di partecipazione.
Se uniamo queste variabili a quelle di prima allora il cittadino cambia radicalmente le proprie scelte di consumo (o di non consumo / consumo diverso / riuso ...): senza fare sconti sull'usabilità, ma neanche sulla tutela della sua comunità (intesa in senso lato) e sulla possibilità di partecipare.
Se è vero che possiamo scegliere meglio..... facciamolo!
Anche perchè sono convinto sinceramente che comunità e partecipazione siano interessi convergenti tra cittadino e imprenditore di tutti i tipi.
Acqua calda...?
In realtà i segnali negativi non mancano se si nota che (anche in eventi mega main stream) molto molto spesso si affronta solo metà della questione e la seconda metà è lasciata in ultimo piano...dove non si vede.
Ecco perchè dobbiamo stare attenti se web 2.0 ci sembra diventi sinonimo di cambiamento duepunti, zero.
3 commenti
dragana
un po' costoso
giulianagiorgi
Ad esempio l'olio di palma: per far posto alle piantagioni di palma in Indonesia la popolazione indigena, che vive da millenni con e nella foresta, viene cacciata con la violenza dai suoi territori e la foresta viene disboscata, con conseguenze irreparabili per la biodiversità e il clima. Il consumatore può informarsi e decidere di boicottare i prodotti che contengono olio di palma - anche la benzina. O usarla il meno possibile, visto che l'era del petrolio va comunque a finire. Zoes dovrebbe essere un sito per informarsi e organizzarsi, non tanto un altro mercato. Il movimento internazionale Transition Towns usa i suoi siti per pubblicare anche video che informano sui retroscena del nostro consumo, ad esempio su che fine fanno gli apparecchi elettronici che dobbiamo buttar via regolarmente per tenere il passo con i vari updates. (vedi: Transition California)
Qui c'è un film sul sistema che sta distruggendo il pianeta e un'idea per superarlo:
http://www.youtube.com/watch?v=4Z9WVZddH9w
È il terzo film "Zeitgeist", dura 160 minuti (in inglese) e propone di demonetizzare completamente l'economia. Le visioni sono importanti, perché agiscono sull'inconscio collettivo. Buona visione!
MIC74
http://www.lavocedeiconigli.it/lista_della_morte.htm
perchè il rispetto non ammette differenze.......perchè rispettare il mondo in cui viviamo e gli essere viventi che ci circondano...significa rispettare noi stessi e decidere di vivere in un modo e in un mondo migliori...
forse bisognerebbe cominciare da questo...