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Appunto di Produzione e Responsabilità

Il nostro NO al taglio dei fondi per il commercio equo della Regione Piemonte

Inserito il 18 gennaio 2011

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E’ di tre giorni la notizia che la Regione Piemonte ha tagliato di 350.000 euro i fondi destinati al commercio equo nel 2009, grazie ad una legge (la 26) destinata a sostenere i progetti di informazione e di consumo critico in questo settore. Una scelta in decisa controtendenza rispetto ai recenti pronunciamenti della Regione Veneto (che ha invece promulgato e finanziato recentemente una nuova legge in materia) e di altre Regioni che hanno legiferato in passato. Una notizia che ci ha destato preoccupazione e sconcerto, una scelta miope e scorretta. Scorretta perché va a colpire quell'importante e diffuso tessuto di cooperative, botteghe ed associazioni che in Piemonte da anni rappresentano una della realtà più consolidate del commercio equo e solidale in Italia e che avevano pianificato per il 2011 progetti che si vedono dall'oggi al domani costretti a cancellare. Ma è soprattutto una scelta miope perché si taglia in un settore - quello degli acquisti consapevoli e critici- che, nonostante la crisi in corso da tempo, continua a registrare dati di vendita in crescita. Chiaro segnale di un’attenzione crescente da parte degli Italiani verso una spesa quotidiana che mette assieme qualità (la materia prima dei prodotti alimentari equosolidali è frutto del lavoro di piccoli produttori locali), sostenibilità (nel 60% dei casi sono anche biologici) e l'etica. Da oltre 20 anni il commercio equosolidale rappresenta la forma più innovativa di fare cooperazione internazionale: riconoscere il prezzo giusto, concedere prefinanziamenti, combattere il lavoro minorile e dare concreta dignità ai lavoratori nei paesi del sud del mondo è la strada più efficace per garantire autosviluppo ad economie e società fragili. La Regione Piemonte farebbe bene a ricordare che nella filiera dell'equo e solidale in Italia sono attive anche circa 150 aziende italiane licenziatarie del marchio Fairtrade che si occupano di trasformazione e confezionamento, soprattutto nel settore alimentare e tessile. Tagliare i fondi per le iniziative di tipo culturale e formativo sui temi valoriali del commercio equosolidale significa colpire anche quegli imprenditori, lavoratori o cooperative italiane che hanno scommesso sul valore sociale e sulla responsabilità di impresa, siano esse del mondo profit o no profit.

1 commento

Ritratto di AltroSpazioCanegrate1

AltroSpazioCane...

Inserito il 18 gennaio 2011 - 11:22

Non ho parole!!!
Ma come si fa a fare una cosa del genere??????

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