Chi di noi non si è trovato per lavoro o nel proprio tempo libero a discutere su Facebook? Personalmente in questi mesi mi sono trovato a leggere diversi articoli e a parlare con tante persone di Facebook...
Penso che gli strumenti non sono neutrali, ma vengono pensati e sviluppati secondo un'idea, un progetto, che non è un immutabile, ma un continuo divenire, sia chiaro. Conoscerli e essere tecnicamente in grado di utilizzarli a fondo non significa che siamo in grado di governarli, e questo forse è una questione centrale quando parliamo di web partecipativo, è una realtà di fatto, che però è difficile da mettere a fuoco: in fondo sono IO il protagonista all'interno di questi strumenti, ma questo vuol dire che questo strumento è mio o nostro?
E' un nodo centrale che dovrà affrontare anche Zoes, con una collaborazione che non si limita all'attività di utenti in un social network, ma che va molto oltre, che mette insieme scelte economiche, editoriali, e così via.
Non approfondisco, ma per il momento mi limito a condividere due contributi , uno l'ho letto oggi e uno un po' datato (forse ho visto una connessione tra i due?) - riguardano Facebook, ma il ragionamento deve essere ampliato - ... e se qualcuno ha per le mani del materiale interessante che aiuti la riflessione chiedo se ha voglia di condividerlo a sua volta
CON AMICI COME QUESTI...DI TOM HODGKINSON - The Guardian
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article...
FACEBOOK E' UN DISPOSITIVO PERSUASIVO E OMOLOGANTE DI MADDALENA MAPELLI - Ibrid@menti
http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/facebook-e-un...
Se poi la discussione trova interesse si potrebbe fare un gruppo intorno a questo tema...non per parlare di Facebook, ma per provare a immaginare quale è il web partecipativo che vogliamo.
10 commenti
pasqualemisuraca
Andrea
ho letto i due articoli che segnali. Grazie.
Il primo non sta in piedi. Affermazioni come questa "Chiaramente, Facebook è un altro esperimento iper-capitalista: si possono ricavare soldi dall'amicizia?" è tipica dei "baretti" che Hodgkinson rimpiange.
Il secondo sta... sulla punta dei piedi, col suo tipico sfoggio di intellettualismo accademico: "Facebook insomma ci vuole veri e reali in quanto individui: per dirla in termini filosofici Facebook induce processi di soggettivazione individualizzanti, basati cioè sulla singolarità".
Penso sia più utile interrogarsi sulla reale natura di Facebook, e di Zoes, (e di tutti i social network operanti) in relazione a questa constatazione di Giulio Andreotti: “La politica viveva di strutture regolari, i partiti, che avevano le loro sedi per discutere, le sezioni, i loro giornali. Altre strutture regolari solide. I partiti decidevano sulla base dei loro equilibri ma anche di un rapporto diretto con il loro elettorato. Oggi non ci sono più quelle strutture di mediazione tra la gente e la politica che erano i partiti.” (la Repubblica, venerdì 1 febbraio 2008)
Cioè penso che Facebook, Zoes eccetera siano embrioni di associazioni destinate a succedere storicamente ai partiti nelle funzioni di formazione e selezione dei dirigenti, di costruzione del consenso dei diretti, di "continua adeguazione dell’organizzazione al movimento reale, un contemperare le spinte dal basso con il comando dall’alto, un inserimento continuo degli elementi che sbocciano dal profondo della massa nella cornice solida dell’apparato di direzione che assicura la continuità e l’accumularsi regolare delle esperienze" (Gramsci, Quaderni).
Giuseppe
Grazie delle segnalazioni Andrea. Sono entrambe molto interessante ma su quella di TOM HODGKINSON trovo una frase azzardata: "FB Non produce assolutamente nulla. Tutto quello che fa è mediare relazioni che si sarebbero allacciate in ogni caso."
Se anche fosse vero, la velocità con cui media lo rende uno strumento unico. E la mia esperienza dice che non è vero che quelle relazioni si sarebbero allacciate comunque!
Però il problema di chi sia dietro FB e quali siano le sue politiche ed obbiettivi esiste e in un certo senso tocchi anche zoes.
L'idea di un gruppo di discussione può essere buona ma ad una condizione: che non sia un gruppo solo e sempre virtuale... altrimenti ci avvinghiamo nel problema.
Pensare di parlarne in rete ma prevedere già un incontro a Terra Futura? Pensaci.. io ci sto.
elisa_artuso
Ringrazio anch'io Andrea per gli articoli, che interpreto come belle provocazioni.
E una provocazione la lancio anch'io: i greci dicevano che la tecnica è un prolungamento delle nostre mani. Oggi ovviamente parliamo di tecnologia, non solo di tecnica: tutte le interazioni che ci permettono i social network sono un prolungamento della nostra testa. Usiamole bene, promuoviamo anche qui la sobrietà e la correttezza, divulghiamo una politica della discussione vera e reale in uno spazio virtuale di cui sfruttiamo bene tutte le potenzialità, inclusa quella di creare eventi reali come è stato già detto. I nostri amici (quasi amici, conoscenti, colleghi, fornitori o clienti) di FB, i nostri follower, le nostre connessioni non potranno non percepirlo e apprezzarlo. E i virtuosismi - si spera - possono essere contagiosi...
studiotaffi
Articoli un po' troppo lunghi da leggere per i miei gusti!
Comunque tempo fa era uscito un approfondimento su Internazionale a proposito di Facebook, e lo inquadrava come nato in un contesto di pensiero di promozione del libero mercato e dello stile occidentale, diciamo "di destra".
Poi sicuramente il pensiero aziendale interno a Facebook sarà evoluto.
Ad ogni modo io ho deciso di non utilizzarlo visto che mi permetterebbe di creare tutta una serie di relazioni virtuali di cui in realtà non ho bisogno e che ruberebbero tempo a quelle vere.
Dal punto di vista aziendale preferisco caratterizzarmi come abitante di Zoes e come non abitante del pianeta del non-pensiero (o del pensiero volubile) in generale.
Interessante sarebbe anche ragionare sul condizionamento che dà Internet e sulle tecniche per controllarlo.
Marco
Andrea Tracanzan
Grazie a tutti per i commenti.
@pasquale, quello che dici è sicuramente interessante, ma andrebbe meglio declinato facendo attenzione a non confondere il mezzo con il fine.
@ Giuseppe, l'articolo di HODGKINSON è datato (Facebook non aveva i numeri nè i risultati di oggi), l'ho scelto perchè provocatorio e perchè inserisce alcuni elementi ai quali tendiamo a non pensare. QUalcuno ci mette diversi miliardi di dollari in Facebook e qualcuno ci mette la testa per svilupparlo. Concordo con quanto dici, Terra Futura può essere una tappa per ragionare insieme di questi temi.
@Elisa, quello che dici è giusto, però stiamo attenti: la riflessione più profonda sulla natura e sulla "proprietà" di questi strumenti non può essere ridotta al fatto di usarli bene o male
@ Marco, sul ragionare sul condizionamento che dà Internet e sulle tecniche per controllarlo hai qualche contributo da condividere?
pasqualemisuraca
cosa intendi precisamente quando scrivi che il mio inizio di dialogo "andrebbe meglio declinato facendo attenzione a non confondere il mezzo con il fine", andiamo avanti. Passo dopo passo.
Andrea Tracanzan
con la breve risposta a Pasquale intendevo dire che è sicuramente importante interrogarsi sulla natura degli strumenti, ma non solo dal punto di vista che Pasquale segnala "essere un'embrione di associazione tra persone destinate a succedere ai partiti", ma anche sulla loro natura come progetti economici e sociali, interrogarsi su chi li governa. La mia provocazione è rivolta al fatto che, se lo strumento è buono o efficiente per gli utenti che lo utilizzano, è importante anche porsi l'obiettivo di difenderlo e di avere reale voce in capitolo nel progetto. Il fatto di poterci scrivere, creare relazioni, condividere idee e costruire sapere comune oggi non è garanzia che lo stesso si possa fare anche domani, o almeno non nelle stesse modalità.
Un altro interessante contributo su questo tema è questo post tratto dal blog di Luca de Biase che avevo segnalato qualche tempo fa: http://blog.debiase.com/2009/08/piattaforme-libere.html
pasqualemisuraca
Ora ho capito, Andrea.
Ti poni, e poni a tutti, il problema della proprietà dei mezzi di produzione. Dei social network. Di Facebook. Di Zoes.
Giusto. Discutiamone - tenendo conto che è essenziale capire della produzione di cosa si tratta. Secondo me - a questo punto delle mie conoscenze e riflessioni - si tratta della produzione di una nuova politica (una politica organicamente connessa a una nuova economia, una nuova socialità, una nuova intellettualità).
Su questa 'nuova politica', sulla quale Luis Razeto ed io pubblicheremo alla fine di questa primavera un libro - La Traversata.2 -, occorre riflettere. Mettere il vino nuovo nelle botti vecchie può compromettere il vino nuovo. Fuor di metafora: adoperare criteri marxisti, o liberisti, di analisi e proposta, cioè adoperare i quadri concettuali che oggi sono in crisi, può imbrigliare l'analisi e deformare la proposta.
Di questo discuteremo sabato a Firenze discutendo 'Il progetto di Gesù.'
Francesco Sanna
si chiama crowdsourcing ... chi lo sa fare bene, tipo facebook, sa capire che tutto sta nel dare alle persone quella libertà che si sanno gestire ... poi c'è chi potrebbe dargli quella libertà che dovrebbero gestire e richiedere ... ma è un'altra storia ... ci vediamo sabato. a presto
Andrea Tracanzan
Rispetto al crowdsourcing per chi non sapesse cosa è segnalo il relativo link su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing
Su questo tema stiamo organizzando un incontro con gli attuali sviluppatori di Zoes da lanciare alle persone o alle realtà che volessero avviare attività in questo senso appoggiandosi a Zoes. Vi terremo aggiornati.