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Appunto di Politica & Partecipazione

come si inventa una rivoluzione (e come ci siamo cascati)

Inserito il 24 marzo 2011

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Ciao a tutti.
 Nei giorni scorsi mi sono lasciato emotivamente coinvolgere dalle immagini rilanciate dalla rete di guerriglieri mitragliati per le strade di Tripoli. Ho auspicato fortemente l'intervento della Nato, dell'Onu, dell'Italia, della Francia, di qualcuno. Mi ero identificato enormemente in quei giovani adolescenti di cui mi parlavano i giornali.
  Albino Bizzotto (Beati i Costruttori di Pace) stesso me l'ha confermato: questa volta non si poteva non intervenire.
Ma qualcosa mi strideva: era tutto troppo facile. In questi giorni leggo Limes e scopro l'altro volto: come si inventa una rivoluzione ai giorni nostri?
Si pianifica una campagna di comunicazione sui media attraverso i social network.
Non dico che non ve ne fosse motivo: una battaglia contro un regime rimanda sempre ad un sogno di libertà legittimo. Ma chi ha organizzato la propaganda che ha raggiunto tutti noi? Quali forze sono state messe in campo per enfatizzare quei filmati favorevoli ai ribelli, affinchè le tv arabe per prime li rilanciassero in tutto il mondo?  Probabilmente centrano gli oppositori al regime esiliati all'estero, ma in un paese su cui si incontrano così tanti interessi economici questa risposta non può bastare da sola.
I paesi occidentali si sono scontrati con un dilemma: regaliamo tutto alla Cina? O prendiamo posizione? Potremo ancora schierarci con Gheddafi o dovremo sostituirlo al più presto?
La risposta nello scenario geopolitico attuale è ovvia: la Cina si sta accapparrando le risorse del pianeta. Dobbiamo interventire, sovvertire quel regime, sostituirlo con qualcuno fedele all'occidente.
E allora via alla pianificazione mediatica: bene, enfatizziamo tutto ciò che porta sangue al regime dei ribelli, creiamo queste aspettative emotive sulla difesa dei diritti umani, creiamo le condizioni perchè un intervento armato sia inevitabile. 
Entriamo in guerra: giusta per loro e per noi.
 In Siria oggi gli insorti sono stati presi a mitragliate dalla polizia, ma questo per ora è meglio non enfatizzarlo troppo: il nemico per l'opinione pubblica durante una guerra deve essere solo uno.
Mt
 
 
 
 
 
 
 
 

2 commenti

Ritratto di seedelio

seedelio

Inserito il 24 marzo 2011 - 13:16

concordo,
e infatti la posizione corretta, a mio avviso è sempre quella gi Gino Strada.
La guerra va ripudiata punto e basta. Sempre.
E quindi occorre adoperarsi per prevenirla, altrimenti ci saranno SEMPRE dei motivi per farne una.

Questa volta, in Libia, la scusa, come spesso, è la difesa dei ribelli.
Ma sappiamo che sotto sotto questo è il costo di aver regalato le Olimpiadi ai cinesi senza niente in cambio relativamente ai diritti civili.

ciao
dario

Ritratto di studiotaffi

studiotaffi

Inserito il 26 marzo 2011 - 18:57

Badaben!
Io non ho mica detto che la guerra in Libia sia ingiusta e che non vada combattuta.

Si tratta di una guerra necessaria per mantenere il controllo da parte dell'Europa e dell'Italia su alcune delle riserve energetiche più importanti, in un momento in cui ne sono in corsa per l'accapparramento Cina, India e Russia.

Si tratta di una guerra necessaria per il mantenimento del sistema di vita democratico ed occidentale, così ancorato alle fonti energetiche.

Chiamiamo questa guerra col suo nome; poi decidere da che parte stare, può essere occasione di confronto politico e sociale.

Scritto da:

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