Per evitare che il Presidente della Repubblica ratifichi il ddl sicurezza che introduce ronde e il reato di immigrazione in tutta italia si stanno mobilitando per mandare al Quirinale messaggi di invito a non sottoscrivere il decreto.
Per scrivere al Presidente della Repubblica l'indirizzo postale e':
Presidente della Repubblica, piazza del Quirinale, 00187 Roma; il fax:
0646993125; l'indirizzo di posta elettronica e':
presidenza.repubblica@quirinale.it ; nel web:
https://servizi.quirinale.it/webmail/
Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha raccolto e diffuso alcuni messaggi inviati a Napolitano... meritano di essere letti...
1. UNA SOLA UMANITA'. MAO VALPIANA: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente Napolitano,
sono un cittadino italiano, giornalista, segretario del Movimento
Nonviolento (la storica associazione fondata nel 1961 da Aldo Capitini,
filosofo "persuaso" della nonviolenza).
Le scrivo a proposito del cosiddetto "pacchetto sicurezza" approvato dal
Senato lo scorso 2 luglio. Gia' molte voci autorevoli si sono levate per
chiederLe di non ratificare tale normativa. Desidero aggiungere anche quella
del Movimento Nonviolento. Dice Capitini che la nonviolenza e' "apertura
all'esistenza, alla liberta', allo sviluppo del vivente". In questa
definizione c'e' il rifiuto della violenza diretta, quella che attenta
addirittura all'esistenza dell'altro, e in ogni caso ne nega la liberta' e
condiziona lo sviluppo. Le norme contenute nel "pacchetto sicurezza"
attentano all'esistenza, alla liberta', allo sviluppo di tutte quelle
persone che da altri paesi impoveriti cercano ospitalita' nel nostro paese e
che invece ora rischiano di trovarsi in una condizione di clandestinita'.
Ma senza scomodare la nonviolenza, a noi pare che alcune parti del
"pacchetto sicurezza" siano in palese contrasto con l'articolo 10 della
Costituzione italiana e con la Convenzione di Ginevra del 1951 recepita dal
nostro ordinamento.
Pur nel pieno rispetto della Sua autonomia, Signor Presidente, Le vogliamo
far conoscere il nostro ponderato parere. Le chiediamo, pertanto di rinviare
alle Camere il provvedimento chiedendone la modifica. La civilta' giuridica
del nostro paese non puo' essere calpestata da una pseudocultura razzista
che con preoccupazione vediamo emergere ed imporsi nel paese.
"Non vogliano un'Italia multietnica" (presidente del consiglio, Berlusconi);
con i clandestini "bisogna essere cattivi" (ministro dell'interno, Maroni);
sulla metropolitana di Milano "posti riservati ai milanesi ed alle persone
perbene" (deputato al parlamento, Salvini), perche' "Milano sembra una
citta' africana" (ancora Berlusconi): sono solo alcune delle formule
utilizzate dai vertici del potere italiano, in queste ultime settimane, per
delineare la costituzione materiale razzista del nostro paese - antitetica a
quella in vigore - incontrando il favore di una parte consistente della
"gente".
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, nel Suo ruolo di custode ed
autentico interprete della Costituzione scritta e in vigore: tutti noi,
cittadini italiani, sigoli o associati, siamo tenuti a difenderla quando,
come in questo caso, essa sia minacciata da norme eversive e
anticostituzionali.
Ci affidiamo a Lei, signor Presidente Napolitano, certi di trovare attento
ascolto.
Cordiali saluti,
Mao Valpiana
Verona
2. UNA SOLA UMANITA'. AMNESTY INTERNATIONAL: COMPROMESSI I DIRITTI UMANI DEI
MIGRANTI
[Dal sito di Amnesty International (www.amnesty.it) riprendiamo il seguente
comunicato del 2 luglio 2009]
Il Senato ha approvato oggi l'ultima consistente parte delle riforme
legislative del "pacchetto sicurezza", pianificate dal governo nel maggio
2008, durante il primo consiglio dei Ministri tenutosi dopo l'insediamento.
Sin da quel momento, la sezione italiana di Amnesty International ha
dichiarato la propria preoccupazione per l'impatto di tali proposte e
dell'approccio che le ha accompagnate sui diritti umani di migranti e
richiedenti asilo.
Prevedere la natura penale dell'ingresso e della residenza irregolare in
Italia rende obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale
situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico
servizio che ne venga a conoscenza.
L'organizzazione per i diritti umani torna oggi a sottolineare che i
migranti, per timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale,
saranno percio' indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli uffici
pubblici, in qualunque ambito, piombando cosi' in un'allarmante situazione
di mancato accesso ai servizi e di compromissione dei loro diritti umani.
Questo stato di cose potra' colpire i migranti irregolari e i loro
familiari - siano essi migranti regolari o irregolari, o cittadini
italiani - in diversi campi, tra cui l'accesso alle cure mediche e
all'istruzione, la possibilita' di registrare i bambini e le bambine alla
nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.
A queste norme, osserva con preoccupazione la sezione italiana di Amnesty
International, si affiancano quelle che prolungano sino a sei mesi i tempi
massimi di detenzione dei migranti nei Centri di identificazione ed
espulsione, le quali confermano l'utilizzo della detenzione dei migranti
come unica risposta e non come ultima risorsa, senza alcuna previsione di
misure alternative, come invece richiesto dagli standard internazionali sui
diritti umani.
Roma, 2 luglio 2009
*
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty
International Italia, ufficio stampa: tel. 064490224, cell. 3486974361,
e-mail: press@amnesty.it
3. UNA SOLA UMANITA'. LUCIANO BENINI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Signor Presidente,
non firmi la legge sul pacchetto "sicurezza" che introduce il reato di
clandestinita' nel nostro paese. Non sarebbe degno della nostra storia di
migranti, della nostra civilta' giuridica, della nostra storia di paese
cristiano.
Lei sa bene, signor Presidente, che senza le materie prime e le fonti
energetiche che ogni giorno provengono dagli stessi paesi dei migranti, il
nostro sistema economico sarebbe in poche settimane al collasso. E sa bene
che quelle materie prime, quelle fonti energetiche, sono "depredate" a quei
paesi. Dunque materie prime e fonti energetiche possono entrare, e le
persone umane no?
Lei sa bene, signor Presidente, che le nostre politiche economiche,
commerciali, finanziarie, sono alla base delle miserevoli condizioni di
tantissimi paesi da cui provengono i migranti. Vengono da noi perche' gli
abbiamo preso tutto. Vengono da noi a cercare dignita', lavoro, possibilita'
di futuro per i propri figli.
Non firmi, signor Presidente, il decreto dell'infamia.
Il mio parroco ha detto che e' giusto che le forze dell'ordine applichino la
legge, ma lui continuera' ad applicare il Vangelo: "Ero forestiero e mi
avete accolto ...".
Anch'io, signor Presidente, continuero' ad applicare il Vangelo. Ma vorrei
anche rispettare la legge. Per questo, signor Presidente, non firmi quella
legge.
Luciano Benini
4. UNA SOLA UMANITA'. MICHELE BOATO: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente della Repubblica,
le scrivo per segnalarLe, come supremo garante della Costituzione, che il
governo, col pretesto della sicurezza, ha di fatto imposto al Parlamento
l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali non
si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
Ora al posto degli ebrei ci sono gli immigrati irregolari, centinaia di
migliaia di persone, ma rimane il divieto di matrimoni misti, con cui si
impedisce l'esercizio del diritto fondamentale di contrarre matrimonio senza
vincoli di etnia o di religione.
Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' umana e' stato introdotto il
divieto per le donne straniere "irregolari" di riconoscere i figli, che
diverrebbero figli di nessuno, sottratti alle madri e messi nelle mani dello
Stato: neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto.
Non mi rivolgerei a Lei, se la gravita' di queste misure non fosse tale da
superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile
di tutte le persone che credono a una comune umanita', in primis il
Presidente della nostra Repubblica.
Non posso accettare che l'Italia regredisca a livelli primitivi di
convivenza, contraddicendo i principi di civilta' giuridica su cui si basano
la la nostra Costituzione, le leggi internazionali e l'Unione Europea.
Caro Presidente, confido in Lei, Rinvii alle Camera queste oscenita'.
Michele Boato,
gia' deputato alla Camera e consigliere regionale del Veneto
Venezia, 7 luglio 2009
5. UNA SOLA UMANITA'. CHIARA CASELLA: UN ESSERE UMANO
Sono nata a Milano, cinquant'anni fa. Non so perche' proprio in Italia, ma
poteva essere in Togo, in Uruguay, ovunque. Ho avuto due genitori che mi
hanno amorevolmente accudita, educata, istruita, abbracciata d'amore. Ho
avuto la possibilita' di giocare, essere curata, mangiare e bere ogni volta
che mi veniva in mente, studiare, viaggiare, conoscere, discutere,
protestare, esprimere le mie opinioni.
Ma se "il caso" avesse voluto diversamente io non sarei qui ora a scrivere
queste righe. A gridare silenziosamente la vergogna che provo ogni giorno
che passa.
Vergogna, si', perche' il paese cui e' certificata la mia cittadinanza, ogni
giorno opera contro la giustizia, contro gli esseri umani "diversi" da me.
Ma in cui io non trovo nulla di diverso da me, se non, appunto, nel "caso".
Il diritto per sua natura dovrebbe essere giusto. Ma se il diritto, le leggi
non servono a garantire un minimo di giustizia, di equita', non sono uguali
per tutte/i, io non posso piu' riconoscerlo come tale.
Siamo responsabili, tutte e tutti, delle nostre azioni. Ma non possiamo
essere giudicati per il nostro "essere", solo per il nostro agire. Se non ho
commesso alcun danno verso altri, in nome di cosa dovrei essere condannata e
discriminata?
No, questo non mi appartiene. Delle mie azioni rispondo io in prima persona.
E quindi, ogni qualvolta si rendera' necessario, disobbediro' a leggi
ingiuste e contro gli esseri umani. Essere umani: questo e' quello che ci
accomuna tutte/i, e questo voglio restare: un essere umano.
6. UNA SOLA UMANITA'. GIUSEPPE CASTRONOVO: CONTRO IL COLPO DI STATO RAZZISTA
Desidero comunicare la mia adesione all'appello al Presidente della
Repubblica contro il colpo di stato razzista.
Beppe Castronovo,
presidente del Consiglio comunale di Torino
7. UNA SOLA UMANITA'. PAOLO CENTO: UN VOLTO RAZZISTA E DISUMANO
Con la legge sulla "sicurezza" l'Italia mostra un volto razzista e disumano.
Per questo ci vuole una campagna di disobbedienza civile.
Paolo Cento
8. UNA SOLA UMANITA'. CLAUDIA CERNIGOI: RESISTENDO
Ho inviato al Presidente della Repubblica la mia (e della redazione)
richiesta di non ratificare il decreto sicurezza.
Resistendo saluto.
Claudia Cernigoi e la redazione della "Nuova Alabarda"
Trieste
9. UNA SOLA UMANITA'. GIULIETTO CHIESA: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente,
il "pacchetto sicurezza" approvato dal Senato di questa ormai triste
Repubblica e' un'offesa alla Costituzione. Non lo firmi, quando arrivera'
nelle sue mani, per il suo onore e per quello del nostro paese.
Le sue prerogative le consentono, e le impongono, di non permettere questo
ulteriore insulto alla democrazia.
Giulietto Chiesa,
fino al 13 luglio 2007 parlamentare europeo.
10. UNA SOLA UMANITA'. GIANCARLA CODRIGNANI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente,
non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di
interferire con la tua alta responsabilita'. Ma proprio perche' in questo
momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilita'
civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a
te per pregarti di non firmare le norme in materia di immigrazione approvate
in questi giorni.
Davvero, non avrei mai pensato che dal nostro Parlamento uscisse un'offesa
cosi' grande ai diritti di liberta'. Anche gli antichi, in diverso contesto,
onoravano lo ius migrandi che nei nostri tempi ha avuto collocazione sia
nell'art.13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sia nell'art.
35 della Costituzione italiana. Soprattutto, mi mortifica riandare ai
milioni di italiani che dalla fine del XIX secolo fino al secondo dopoguerra
sono emigrati nelle piu' diverse parti del mondo, soffrendo le stesse pene a
cui oggi questa legge condanna altri uomini e donne che, come i nostri
migranti, cercano di sfuggire alla miseria e all'oppressione. Con le nuove
norme neppure i rifugiati avranno garanzia di tutela, contro il dettato
dell'art. 10 della Costituzione che impone l'accoglimento di quanti non
godano nel loro paese i diritti di liberta', addirittura, secondo gli atti
della Costituente, senza reciprocita'. Non a caso, perche' tutti i partiti
che avevano redatto la Carta del '48 avevano avuto esuli dalle persecuzioni
fasciste.
Il nostro paese non puo' accettare che sia reato non la condotta, ma
l'identita' di una persona, ne' che si violi l'uguaglianza discriminando gli
esseri umani sulla base di criteri nazionalisti e razzisti, ne' che si
verifichino respingimenti in forma crudele e illegale dal territorio
nazionale (intendendo come tale anche la nave italiana che abbia raccolto i
profughi).
Non vorrei mai avere sentito un ministro della Repubblica dire che dobbiamo
essere "cattivi". Ma vorrei anche che non solo i cittadini informati, ma
anche quanti restano ancora ignari della sostanza dei problemi non
corressero il rischio di venire sospinti da false paure verso sponde
razziste. E come donna non vorrei mai che qualche bambino imparasse a non
ritenere cittadino come lui un bimbo nato da una mamma come la sua, ma
clandestina.
Caro presidente Napolitano,
abbiamo entrambi conosciuto l'esperienza del lavoro parlamentare in anni non
lontani, che hanno conosciuto anche eventi tragici, ma che mantenevano il
massimo rispetto delle garanzie istituzionali e che avevano rafforzato la
democrazia italiana nel contesto internazionale. Ti prego: aiuta il paese a
mantenere quella dignita'.
Giancarla Codrignani,
ex-parlamentare
11. UNA SOLA UMANITA'. GIULIANO CORA': AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro signor Presidente,
da molti anni ricevo con una certa regolarita' le visite di A. A., un
giovane africano (ha poco piu' di quarant'anni, e a me che ne ho quasi
sessanta sembra proprio un ragazzo), che lavora nella mia zona come corriere
per uno spedizioniere, e che dunque si trova a consegnarmi tutti i pacchi
che spesso ricevo. Dopo il primo timido "Lei" dei primi incontri, da tempo
eravamo passati al "tu". Gliel'avevo chiesto io, spinto dalla simpatia
naturale e dalla gentilezza di quella persona, curioso della sua vita, e di
come si potesse andare tanto lontano dalla propria terra per un lavoro.
Chiacchiera dopo chiacchiera, un po' ci siamo conosciuti, in questi anni,
qualcosa ci siamo raccontati, un giorno perfino ci siamo trovati seduti
nella stessa sala d'aspetto dell'Ospedale (lui e' diabetico), dove avevo
accompagnato mia madre.
Oggi ha suonato alla porta all'una. Mia moglie aveva appena messo in tavola
il pranzo, e la casa era tutta un profumo di cose buone. E' stato naturale
dirgli: "Se non sei troppo di corsa, fermati a mangiare". "Si' - mi ha
risposto -, aspetta che vado a chiamare il bambino". Sul momento non ho
capito cosa intendesse, ma subito e' rispuntato da dietro l'angolo col
figlioletto di sei anni, che oggi l'aveva accompagnato al lavoro. Ci siamo
seduti a mangiare, e subito ci ha confortato la constatazione che almeno i
bambini, bianchi, neri o gialli che siano, sono davvero tutti uguali: "La
scuola fa schifo!" ha sentenziato il piccolo B., rituffandosi subito nella
pastasciutta che ci aveva chiesto (casualmente, proprio oggi mia moglie
aveva messo in tavola del cous-cous, ma B. ha detto che non gli piace).
Abbiamo cominciato a mangiare, mentre A. A. ci raccontava della sua infanzia
al villaggio, di come "la' non si compra niente: ti serve la carne e vai a
caccia, la verdura la raccogli, e non si butta via niente, si cerca di far
durare la roba il piu' possibile", della sua prima migrazione nella
capitale, un lavoro in fabbrica, la fabbrica che chiude, il grande salto
verso l'Europa. "Eppure non e' stato negativo: si imparano tante cose". Ci
ha raccontato delle guerre del suo continente, della corruzione endemica dei
politici, della miseria delle campagne: "Chi abita in citta' non puo'
rendersi conto". Ci ha raccontato della sua vita qui, del suo lavoro che
mantiene tutta la famiglia e paga perfino un mutuo per la casa, delle
difficolta' e degli alti costi per tornare molto raramente in patria, a
rivedere i parenti. "La crisi ha colpito anche noi: siamo ostaggi del
sistema" ci ha detto, con una sintesi che ci ha lasciato di sasso per la sua
essenzialita'. Ci siamo salutati dandoci appuntamento ad agosto, durante le
sue vacanze: B., per la prossima volta ci ha chiesto la pasta coi
gamberetti, noi vorremmo assaggiare la polenta di miglio di sua moglie, col
sugo di pesce.
Tutta qua la mia giornata, signor Presidente, che altro vuole che le dica.
Mangiavo, parlavo, ascoltavo e pensavo. Pensavo che ieri un altro A. A. e'
stato inseguito e bastonato per le strade di Roma, al grido di: "Sporco
negro, tornatene a casa, noi stiamo facendo la volonta' del governo", e di
come poi il Sindaco di Roma abbia stigmatizzato l'episodio e si sia stupito
dell'ondata di xenofobia che sta spazzando la capitale. Mi son chiesto se ad
A. A. non sia mai capitato qualcosa di simile, suonando qualche campanello
per consegnare un pacco: una faccia nera fa sempre paura. Mi son chiesto
cosa prova al mattino, mandando a scuola i suoi figli, e se mai sono stati
insultati in questo senso dai compagni: io insegno alle elementari, e so che
succede.
Mi son guardato dentro, e attorno, e mi sono vergognato, signor Presidente.
Mi son vergognato di vivere in un Paese in cui nuove Leggi Razziali stanno
per trasformare in nemici, alieni e criminali non il mio amico A. A. -
immigrato da piu' di vent'anni, ormai sul punto di ottenere la
cittadinanza - ma tantissimi come lui. Mi sono vergognato di vivere in un
Paese che disprezza e vilipende proprio chi ci ha sostituito nei lavori che
noi non vogliamo piu' fare - siamo troppo "ricchi" per degnarci - e che se
non altro per quello dovremmo rispettare, se proprio vogliamo dimenticarci
dell'umanita'. Soprattutto, mi sono vergognato di vivere in un Paese che sta
per ufficializzare per legge lo sconcio del rifiuto dell'incontro con altre
culture, altre esperienze, altre sensibilita', altre vite. Un Paese che ha
dimenticato di esser nato dall'incrociarsi e sovrapporsi di innumerevoli
popoli, etnie, e culture, e che oggi s'inventa assurde e folli purezze
etniche, e criminogene identificiazioni tra stranieri e delinquenza.
Lei puo' fare qualcosa contro di cio', signor Presidente.
Puo' non ratificare le misure razziste ed anticostituzionali contenute nel
cosiddetto "pacchetto sicurezza", approvato dal Senato in seconda lettura il
2 luglio 2009; puo' rinviare alle Camere quel provvedimento, chiedendone la
modifica, perche' in gran parte palesemente incompatibile con la
Costituzione Italiana e con le norme del diritto internazionale recepite
nell'ordinamento della Repubblica Italiana.
Lei puo' farlo, Signor Presidente, perche' in Suo potere, ma soprattutto
perche' - moltissimi nel nostro Paese ne sono convinti - rappresentante di
quell'Italia ancora democratica e giusta, che ancora non si e' arresa alla
resistibile marea del razzismo, dell'intolleranza e della pura e semplice
cattiveria.
Ci confermi che e' cosi', signor Presidente.
Un cordiale e rispettoso saluto.
Giuliano Cora',
insegnante elementare, Barbarano (Vicenza)
12. UNA SOLA UMANITA'. TONIO DELL'OLIO: TRADITA L'UMANITA'
[Da Tonio Dell'Olio (per contatti: tondello6@gmail.com) riceviamo e
diffondiamo]
Mai i diritti di un gruppo possono o devono essere branditi minacciosamente
come una clava contro i diritti di altri, ma il 2 luglio la violazione
dell'universalita' dei diritti umani si e' consacrata in legge.
Non s'era mai visto che in nome della presunta sicurezza di alcuni "si
gettassero a mare" il diritto d'asilo e il senso di umanita'.
In fondo al Mediterraneo giace inerte il buon senso che ha fatto ripetere a
intere generazioni che "dove mangiano quattro persone possono mangiare anche
cinque".
Ed era senso semplice di ospitalita'. Unita' di misura della convivenza.
Saggezza di chi sa che condividere il poco puo' rendere ricchi. Cifra di chi
e' consapevole che stiamo tutti sulla stessa barca. Contagio benefico di
gratuita' che si moltiplica in gratuita'.
Chi ha votato quella legge non riesce ne' a esprimere ne' a interpretare
questo sentimento antico, linfa che alimenta la coesione dei popoli e delle
comunita' e consente incontri tra le genti di altre terre e persino di altri
mari.
Chi ha votato al Senato di schedare i clochard, di respingere i poveri, di
denunciare gli stranieri ha tradito la sua stessa umanita'.
Qualcuno dice: "Siamo al capolinea". Fosse vero, dovremmo riprendere ora il
viaggio di ritorno.
13. UNA SOLA UMANITA'. ISTITUTO DI CULTURA SINTA: AL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
[Dall'Istituto di Cultura Sinta (per contatti: e-mail: ics@sucardrom.191.it,
sito: http://sucardrom.blogspot.com) riceviamo e diffondiamo]
Amnesty International invita il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano a non controfirmare il ddl sicurezza appena approvato, che
secondo l'organizzazione "minaccia i diritti umani".
"Se entrera' in vigore, la legge rappresentera' una minaccia per i diritti
umani degli immigrati e dei richiedenti asilo e aumentera' la
discriminazione nei confronti dei Rom e dei Sinti", sottolinea in un
comunicato David Diaz-Jogeix, vicedirettore di Amnesty International per
l'Europa e l'Asia centrale.
L'organizzazione con sede a Londra invita il capo dello Stato a rinviare il
ddl, approvato giovedi' dal Senato, alle Camere. "Il presidente Napolitano
ha l'opportunita' di fermare questa legge che potrebbe violare i diritti
umani in Italia", spiega Diaz-Jogeix.
*
"U Velto", notiziario dell'Istituto di Cultura Sinta, invita tutti a
scrivere al Presidente della Repubblica il seguente messaggio:
Signor Presidente, nei giorni scorsi e' stato approvato dal Parlamento
italiano il ddl sicurezza. In questi giorni il dibattito e' molto aspro
perche' alcune norme contenute nel dispositivo legislativo discrimineranno i
cittadini italiani che appartengono alle minoranze sinte e rom perche'
abitano in beni mobili come roulotte, case mobili, carovane, e non solo
loro.
Inoltre, sempre nel dispositivo di legge sono presenti norme che minacciano
i diritti umani degli immigrati e dei richiedenti di asilo, come denunciato
da molte organizzazioni internazionali.
Per questa ragione Le chiediamo di non firmare il dispositivo di legge e di
conseguentemente chiedere al Parlamento un'ulteriore approfondimento per
modificare le norme contenute.
*
Il messaggio puo' essere inviato con
- una e-mail a questo indirizzo: https://servizi.quirinale.it/webmail/
- un fax a questo numero: 0646993125;
- una lettera a questo indirizzo: Presidente della Repubblica, Palazzo del
Quirinale, 00187 Roma.
14. UNA SOLA UMANITA'. GIORGIO NEBBIA: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Illustre signor Presidente,
nella mia qualita' di cittadino italiano e di ex-parlamentare (1983-1992)
della Sinistra Indipendente la prego di non firmare le norme del cosiddetto
"pacchetto sicurezza" che, oltre a contenere gravi violazioni di quella
Costituzione repubblicana di cui lei e' il massimo garante, offendono la
tradizione di civilta' e di ospitalita' dell'Italia e della grande
maggioranza dei suoi abitanti.
La ringrazio per l'attenzione e le invio molti rispettosi saluti.
Giorgio Nebbia
15. UNA SOLA UMANITA'. LUIGI PICCIONI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Gentile Presidente,
sta per arrivare alla Sua firma un provvedimento, il cosiddetto "decreto
sicurezza" che fa scivolare il nostro paese verso epoche buie e fuori dal
consorzio delle democrazie avanzate.
Il provvedimento, oltre ad essere in piu' punti incongruo e pericoloso, e'
foriero di gravi fratture sociali e di inaudite sofferenze non mancando
peraltro di diversi aspetti palesemente incostituzionali.
Confido nella Sua cultura e nella Sua sensibilita', oltre che nella Sua
capacita' di farsi corretto interprete del suo ruolo istituzionale,
affinche' dia il contributo che Le compete a fermare questo odioso atto di
barbarie.
Luigi Piccioni
docente universitario
Pisa
16. UNA SOLA UMANITA'. ALESSANDRO PIZZI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Signor Presidente della Repubblica,
come cittadino che ha avuto la fortuna di giurare sulla Costituzione, prima
da insegnante negli anni Settanta e poi da sindaco negli anni Novanta, Le
chiedo di non promulgare la legge conosciuta come "pacchetto sicurezza". Le
norme contenute in tale legge negano i diritti umani piu' elementari, sono
palesemente al di fuori e contro la Costituzione.
In difesa dell'umanita' contro il razzismo e le leggi razziali sostengo ed
invito a sostenere l'appello del Centro per la pace di Viterbo, che riporto
di seguito:
"Il colpo di stato razzista compiuto dal governo Berlusconi con la
complicita' di una asservita maggioranza parlamentare puo' e deve essere
respinto.
E' nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallare
l'introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto con
la Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminali e
criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l'ordinamento
giuridico della Repubblica.
Al Presidente della Repubblica in prima istanza facciamo ora appello
affinche' non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i
fondamenti stessi dello stato di diritto e della civilta' giuridica, che
viola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana".
Distinti saluti
Soriano nel Cimino, 7 luglio 2009
Alessandro Pizzi
17. UNA SOLA UMANITA'. EDI RABINI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Bolzano, 7 luglio 2009
Caro Presidente,
in questi giorni, successivi all'approvazione del "pacchetto sicurezza", ho
potuto constatare di persona, per via di un giovane nipote che da due anni
vive con una immigrata peruviana che ora sembra decisa a rifugiarsi in
Spagna, quanto siano malvagi gli effetti di questa legge, sia se verra'
applicata - come annunciano minacciosi i leghisti e gli ex missini - sia che
rimanga come un manganello alzato, ad ammonire migliaia di lavoratrici e
lavoratori che qui sono venuti a cercare lavoro e futuro, carichi di
speranza.
Non deluda la nostra di speranza, signor Presidente, che l'Italia non
imbocchi irrimediabilmente, per puri calcoli propagandistici, la strada
dell'intolleranza.
Con stima.
Edi Rabini
Bolzano
18. UNA SOLA UMANITA'. UNA PREGHIERA AD ALCUNE PERSONE AMICHE
Carissime e carissimi,
stiamo sollecitando persone e movimenti a scrivere al Presidente della
Repubblica affinche' non ratifichi le misure razziste, criminogene ed
incostituzionali contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" approvato
dal Senato in seconda lettura il 2 luglio 2009, ovvero rinvii alle Camere
quel provvedimento chiedendone la modifica nelle parti palesemente
incompatibili con la Costituzione e le norme del diritto internazionale
recepite nell'ordinamento della Repubblica Italiana.
Vorremmo pregarvi:
a) di scrivere anche voi al Presidente della Repubblica in tal senso, e di
rendere pubblica tale iniziativa comunicandola a mezzi d'informazione ed
interlocutori vari;
b) di esortare altre persone a farlo, rendendo anch'esse pubblica la loro
iniziativa;
c) di inviarci un vostro intervento da pubblicare sul nostro notiziario
telematico quotidiano.
La tempestivita' e' decisiva, ed altrettanto decisiva e' la vastita' della
mobilitazione: sussistono i termini giuridici perche' il Presidente della
Repubblica possa rinviare alle Camere quell'atto, ma e' evidente che sara'
confortato in tale decisione dal visibile pronunciarsi di una vasta parte
del popolo italiano in difesa del diritto, della civilta', dell'umanita'.
Facciamo quanto e' in nostro potere perche' questo accada.
Per scrivere al Presidente della Repubblica l'indirizzo postale e':
Presidente della Repubblica, piazza del Quirinale, 00187 Roma; il fax:
0646993125; l'indirizzo di posta elettronica e':
presidenza.repubblica@quirinale.it ; nel web:
https://servizi.quirinale.it/webmail/
Un cordiale saluto,
il Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Viterbo, 7 luglio 2009
19. UNA SOLA UMANITA'. APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO IL
COLPO DI STATO RAZZISTA
Il colpo di stato razzista compiuto dal governo Berlusconi con la
complicita' di una asservita maggioranza parlamentare puo' e deve essere
respinto.
E' nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallare
l'introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto con
la Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminali e
criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l'ordinamento
giuridico della Repubblica.
Al Presidente della Repubblica in prima istanza facciamo ora appello
affinche' non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i
fondamenti stessi dello stato di diritto e della civilta' giuridica, che
viola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 2 luglio 2009
20. UNA SOLA UMANITA'. APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CONTRO IL RITORNO DELLE
LEGGI RAZZIALI IN ITALIA
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una
straordinaria influenza sulla intera societa' europea, dal Rinascimento
italiano al fascismo.
Non sempre sono state pero' conosciute in tempo.
In questo momento c'e' una grande attenzione sui giornali europei per alcuni
aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, pero', un
dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione
pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni
passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si
riuscira' ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far
arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al
Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme
discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si
vedevano dai tempi delle leggi razziali.
E' stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non piu' gli
ebrei bensi' la popolazione degli immigrati "irregolari", che conta
centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti
previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalita', l'esercizio di
un diritto fondamentale quale e' quello di contrarre matrimonio senza
vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene
sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' e della stessa qualita'
umana, e' stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in
condizioni di irregolarita' amministrativa, di riconoscere i figli da loro
stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una
maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere "irregolari"
diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri
e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi
razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei
loro figli, ne' le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro
bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravita' di queste
misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse
una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune
umanita'. L'Europa non puo' ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori
regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi
internazionali e i principi garantisti e di civilta' giuridica su cui si
basa la stessa costruzione politica europea.
E' interesse e onore di tutti noi europei che cio' non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che
viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la
propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame,
Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
21. UNA SOLA UMANITA'. APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI
DI INGRESSO E SOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varie
innovazioni che suscitano rilievi critici.
In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione della
discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e
il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma
che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso
simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e
presenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.
La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la sua
sfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quella
dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta
irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema
ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,
nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altri
strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Ne' un fondamento giustificativo del nuovo reato puo' essere individuato
sulla base di una presunta pericolosita' sociale della condizione del
migrante irregolare: la Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti
gia' escluso che la condizione di mera irregolarita' dello straniero sia
sintomatica di una pericolosita' sociale dello stesso, sicche' la
criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si
rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non
rappresentano, di per se', fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale,
ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione di
migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato
discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di
eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia
penale, in base alla quale si puo' essere puniti solo per fatti materiali.
L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme
di ineffettivita' del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di
ulteriori processi privi di reale utilita' sociale e condannato per cio'
alla paralisi. Ne' questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione
della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali
criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e
magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest'ultima): da
un lato perche' la paralisi non e' meno grave se investe il settore di
giurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema
complessivo delle impugnazioni, gia' in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche "regolare la materia
dell'immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa
coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati"
(Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell'adempimento di tali compiti il
legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei principi
fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di
discrezionalita' che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di
razionalita' finalistica.
"Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu'
avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (...) non si
puo' non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, o
anche soltanto tentazioni, volte a 'nascondere' la miseria e a considerare
le persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Le parole
con le quali la Corte Costituzionale dichiaro' l'illegittimita' del reato di
"mendicita'" di cui all'art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995)
offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella
dell'immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria
complessita' e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla
Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano
Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia,
Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio
Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi,
Stefano Rodota', Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo
Zagrebelsky
22. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA AI CONSIGLIERI REGIONALI DEL LAZIO CONTRO
IL MEGA-AEROPORTO
Oggetto: appello affinche' il Consiglio regionale del Lazio revochi
l'insensato sostegno alla criminale devastazione dell'area archeologica e
termale del Bulicame a Viterbo, e si esprima quindi contro la realizzazione
del nocivo, distruttivo ed illegale mega-aeroporto.
Onorevoli consiglieri regionali,
ci permettiamo di inviarvi il seguente appello.
L'area archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, un'area di preziose
emergenze e memorie storiche e culturali, e di altrettanto preziosi beni
naturalistici e risorse terapeutiche, e' minacciata di distruzione dalla
volonta' di una lobby speculativa di realizzarvi un mega-aeroporto.
La realizzazione del mega-aeroporto avrebbe come immediate conseguenze:
a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che
vi si trovano;
b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;
c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse
termali;
d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico che
sara' di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della
popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri
della citta');
e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia'
gravato da pesanti servitu';
f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;
g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di
salvaguardia presenti nel territorio.
Riteniamo opportuno, anzi: necessario ed urgente, che la Regione Lazio, dopo
aver assunto all'inizio del 2008 una posizione scandalosamente errata,
insipiente, irresponsabile ed insensata, alla luce di cio' che e' ormai
accertato, ovvero l'assoluta illegalita' e l'evidente irrealizzabilita' di
un mega-aeroporto nocivo e distruttivo nell'area archeologica e termale del
Bulicame a Viterbo, rivedesse quella sua posizione (ripetiamo:
scandalosamente errata, insipiente, irresponsabile ed insensata), ed
assumesse una nuova posizione in materia, finalmente ragionevole e
rispettosa delle leggi.
Persistere nel sostenere un'opera illegale e' evidentemente un atto di
complicita' con l'illegalita', ed e' condotta inammissibile soprattutto da
parte di chi e' investito di pubbliche responsabilita'.
Distinti saluti,
Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo
Viterbo, 6 luglio 2009
23. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO
DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO
Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della
salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info@coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta@libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac@tin.it
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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 212 dell'8 luglio 2009
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redazione e': nbawac@tin.it
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vi aggiungo qualche lettera dei giorni passati
1. UNA SOLA UMANITA'. BRUNO SEGRE: LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
[Ringraziamo Bruno Segre (per contatti: bsegre@yahoo.it) per questo luminoso
intervento]
Milano, 7 luglio 2009
Caro Presidente Napolitano,
sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa
nell'Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole
del Regno d'Italia. Sull'atto integrale di nascita a me intestato, che si
conserva negli archivi dell'anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a
chiare lettere "di razza ebraica": una dicitura che mi portero' appresso
sino alla morte.
Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di
rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto "pacchetto
sicurezza" approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo
ben tre voti di fiducia imposti dal governo.
Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi
fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei
confronti dei gruppi sociali piu' deboli misure persecutorie e
discriminatorie che, per la loro gravita', superano persino le mostruosita'
previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico
esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare
dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il
riconoscimento della prole, fara' si' che i figli, sottratti alle madri che
li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li dara'
successivamente in adozione.
Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro
Presidente, di correggere questo e altri simili abusi.
Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del
razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che,
ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del "diverso",
come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e
reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in
modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.
Bruno Segre
1. UNA SOLA UMANITA'. ANNAMARIA RIVERA: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Illustre Presidente,
da cittadina della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, da studiosa
dei meccanismi del razzismo, da antropologa impegnata in difesa dei diritti
dei migranti e delle minoranze, faccio appello rispettosamente al Suo ruolo
di garante della Costituzione, per chiederLe di non promulgare la nuova
normativa ("Disposizioni in materia di sicurezza pubblica"), approvata in
seconda lettura dal Senato il 2 luglio scorso. Essa contiene norme
palesemente incompatibili con la Costituzione e con le regole del diritto
internazionale, recepite nell'ordinamento della Repubblica. Mi riferisco in
particolare a quei dispositivi che di fatto interdicono l'esercizio di
alcuni diritti umani fondamentali a coloro che non hanno un titolo di
soggiorno in regola, e non certo per loro scelta o volonta': il diritto alla
salute e all'istruzione, il diritto di contrarre matrimonio, di dar vita a
una famiglia, addirittura di riconoscere i propri figli.
A mio parere e a parere di molti altri studiosi, sono norme che negano il
riconoscimento della dignita' di esseri umani a un'intera categoria di
persone, criminalizzate non per singole condotte individuali delittuose, ma
per cio' che essi sono, in ragione cioe' di una condizione giuridica e
sociale che essi non hanno scelto. Questi ed altri dispositivi, come
l'introduzione del reato d'ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione
abnorme della detenzione amministrativa, la schedatura dei senza fissa
dimora, si configurano come persecutorie nei confronti dei migranti, delle
minoranze rom e sinte, perfino dei rifugiati.
La nuova normativa non servira', certo, a risolvere e razionalizzare la
situazione irregolare dei tanti lavoratori e lavoratrici che, privi di un
titolo di soggiorno, nondimeno contribuiscono all'economia del Paese e al
benessere delle famiglie italiane. La lettera e lo spirito che la
contraddistinguono, infatti, sono volti piuttosto ad additare alla
popolazione italiana un nemico al quale attribuire la responsabilita' della
loro insicurezza. Norme gravissime in se', a illuminarle di luce ancor piu'
sinistra vi sono l'incoraggiamento alla delazione di massa, la
legalizzazione di milizie private, l'incitamento alla caccia allo straniero
e all'estraneo, che rendono piu' evidente la continuita' con le fasi piu'
oscure della storia europea.
Egregio signor Presidente,
vorrei continuare a considerarmi e ad agire da cittadina di un Paese
democratico, nato dalla lotta contro il nazifascismo e il razzismo che gli
fu intrinseco; vorrei poter ancora esercitare il mio diritto di aiutare ed
essere solidale nei confronti dei miei concittadini stranieri, rom e sinti.
Se la nuova normativa fosse promulgata, temo che l'Italia non sarebbe piu'
il mio Paese.
Rispettosi saluti,
prof. Annamaria Rivera,
Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali, Universita' degli Studi di Bari
2. UNA SOLA UMANITA'. TONIO DELL'OLIO: ESSERE USATI E' MEGLIO CHE ESSERE
COMPLICI
[Dalla mailing list di Tonio Dell'Olio (per contatti: tondello6@gmail.com)
riceviamo e diffondiamo]
La ferita del 2 luglio provocata dal pacchetto sicurezza e' talmente
profonda che non si puo' rimarginare con un intervento o un dibattito.
Segna la notte della repubblica perche' stravolge alcuni dei principi che
stanno al fondamento dell'edificazione della comunita' nazionale.
Ma soprattutto - io insisto - e' un'offesa all'umanita', alla vita, alla
dignita'.
Per questo ci saremmo aspettati una reazione piu' determinata e netta da
parte dei pastori della Chiesa. Non che siano mancati! Ma sono sembrati
timidi come delle sortite in avanscoperta piuttosto che aperte e sincere
come le parole dei profeti.
Qualcuno nei sacri palazzi ha sussurrato che si sarebbe intervenuti con
maggiore fermezza se non fosse per il rischio della strumentalizzazione
politica cui inevitabilmente le parole autorevoli della Chiesa si
sottopongono.
Ora, fermo restando che Gesu' sarebbe morto di vecchiaia a Nazareth se
avesse avuto paura delle strumentalizzazioni, mi chiedo: perche' lo stesso
criterio non e' prevalso nel caso Englaro e nella vicenda di Welby? Non si
e' corso forse anche in quel caso il rischio di essere usati da una parte
politica?
Quella degli immigrati e dei senza fissa dimora e' vita al pari di chi e'
sottoposto a trattamenti sanitari che allontanano il fine vita! Vita
minacciata e vilipesa da chi non l'accoglie, ma anche da chi non la difende.
3. UNA SOLA UMANITA'. LUISA MONDO: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Egregio Presidente,
Le invio questa mia nella speranza che sia in compagnia di altre migliaia di
lettere analoghe, ma anche con l'aspettativa che Lei la legga e ne prenda in
considerazione i contenuti.
Vengo subito al dunque: Le chiedo con tutto il cuore di non firmare il ddl
733B perche', in alcuni suoi contenuti, non rispetta le tradizioni di
umanita' ed etica per le quali il nostro Paese si e' sempre contraddistinto.
L'immigrazione clandestina e' indubbiamente un problema. Lo e' per chi non
ha altro modo per sfuggire da persecuzioni, miseria e fame. Lo e' per chi fa
le spese di danni da parte di immigrati irregolari che delinquono. Ma i
delinquenti ci sono anche tra gli italiani e tra gli immigrati regolari e il
semplice fatto di essere irregolarmente presenti in un Paese non fa di
queste persone dei criminali. In realta', Lei lo sa bene, tra gli irregolari
ci sono persone che fanno una vita molto "regolare": anche se in nero
lavorano ogni giorno, spesso accudendo con amore persone che noi, italiani,
non siamo in grado si seguire, amano e si sposano, mettono al mondo dei
figli...
Negli anni abbiamo permesso che l'immigrazione clandestina verso l'Italia
continuasse legittimandola con le cosiddette sanatorie periodiche nel corso
delle quali migliaia di "clandestini" venivano regolarizzati cosi' che molti
di loro e dei loro datori di lavoro sapevano che la "clandestinita'" era
solo un breve periodo, l'arco di tempo tra l'assunzione "in nero" e la
regolarizzazione.
Lo dimostrano i numeri: circa un milione e mezzo di immigrati clandestini
hanno usufruito di sanatorie e regolarizzazioni negli ultimi 20 anni.
L'ultima, quella successiva all'entrata in vigore della Bossi-Fini, ha
portato alla regolarizzazione di quasi 700.000 persone, ma anche le
precedenti hanno avuto un notevole impatto sociale ed economico: la legge
943/1986 ha permesso l'emersione di 140.000 persone; la legge Martelli
(39/90) di circa 220.000, il Dl del governo Dini (1995) di 240.000, con
legge che porta il Suo nome (40/1998) sono stati regolarizzati 250.000
immigrati.
Dunque e' logico supporre (ed e' ben piu' di una supposizione) che in questo
momento ci sia in Italia qualche centinaio di migliaia di immigrati che ogni
giorno lavorano, accudisce, produce e che senza una sanatoria prima
dell'entrata in vigore della legge si troverebbero, da un giorno all'altro,
senza scampo, ad essere dei "pericolosi delinquenti", sanzionabili ed
espellibili per la sola colpa di esistere.
Egregio Presidente, non firmi!
Si consulti con coloro che si occupano di immigrati irregolari, ascolti le
storie dei tanti che qui hanno costruito una nuova vita.
La maggior parte dei matrimoni celebrati uniscono persone che si amano, non
sono matrimoni di comodo come si vuole far credere, solo perche' uno degli
sposi non e' in possesso del permesso di soggiorno. E molte donne scelgono
di non chiedere il permesso di soggiorno per motivi di cura di cui han
diritto in gravidanza, perche' sanno che non e' convertibile in altri tipi
di permesso e questo significa la certezza di espulsione alla sua scadenza,
ma ora avrebbero difficolta' a riconoscere i propri bambini, diritto di base
di qualsiasi essere vivente, diritto non violato mai nemmeno nelle peggiori
dittature.
E trasformare il personale sanitario, nella veste di pubblico ufficiale, in
possibile denunciante e' un'azione orribile: proprio il diritto ala salute
dell'individuo (senza distinzioni di genere, eta', razza, religione, credo
politico) e' sancito nell'art. 32 della nostra Costituzione.
Cosi' facendo rischieremmo di trovarci di fronte al ritorno della piaga
dell'aborto clandestino, a gravidanze e parti non seguiti, all'interruzione
di percorsi terapeutici da parte di malati gravi che al momento sono
assistiti qui in Italia, anche se irregolari e via dicendo, l'elenco e'
lungo e doloroso.
Egregio presidente,
la prego, non firmi. Faccia una scelta illuminata dall'etica.
Luisa Mondo
Torino
4. UNA SOLA UMANITA'. RICCARDO ORIOLES: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Signor Presidente,
ritiene che Pertini avrebbe firmato?
Rispettosamente, Suo
Riccardo Orioles
5. UNA SOLA UMANITA'. VITTORIO PALLOTTI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente,
da alcuni decenni milito, come amico della nonviolenza, nel movimento per la
pace e la nonviolenza. In questa veste, ma soprattutto in ragione del mio
temperamento, non e' mia abitudine scrivere alle piu' alte cariche dello
Stato ne' mi e' mai piaciuto "tirare per la giacca" nessuno, tanto meno chi,
come Lei, occupa la piu' alta di tali cariche.
Se ora lo faccio e' perche' sono molto preoccupato, come tanti altri
concittadini, per la possibilita' che vedo rapidamente concretizzarsi,
dell'approvazione da parte del Parlamento italiano, del cosiddetto
"pacchetto sicurezza". Un pacchetto di norme in parte ingiuste,
anticostituzionali e potenzialmente criminogene che, anziche' piu' sicurezza
e civilta', produrrebbero, ritengo, piu' insicurezza e imbarbarimento nei
vari segmenti della societa'.
Le chiedo pertanto, signor Presidente, con umilta' e con il massimo
rispetto, di fare quanto e' nelle Sue possibilita' perche' questa legge
venga profondamente modificata, almeno nelle sue parti piu' palesemente
ingiuste e anticostituzionali.
Con ossequio,
Vittorio Pallotti
Bologna
6. UNA SOLA UMANITA'. ADRIANA PERROTTA RABISSI: AL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Gentile Presidente Napolitano,
Le chiedo di fare tutto quanto e' in suo potere, anche questa volta con la
consueta discrezione e fermezza, per contrastare una legge che fa torto a me
e a tutti gli uomini e le donne italiane che non considerano gli immigrati
come merce, da utitlizzare e scartare a seconda delle proprie necessita', ma
come persone in difficolta' e in cerca di aiuto e sostegno.
Con fiducia La saluto
Adriana Perrotta Rabissi
7. UNA SOLA UMANITA'. FRANCESCO PISTOLATO: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Caro Presidente Napolitano,
la nuova legge "sulla sicurezza" viola lo spirito e la lettera della nostra
Costituzione, introduce elementi di barbarie nella legislazione italiana,
fomenta comportamenti razzisti, e, anziche' dare un impulso al nostro Paese,
perche' recuperi il ritardo accumulato in moltissimi campi, ne blocca lo
sviluppo civile e materiale.
Da decenni i paesi piu' evoluti, ai quali da sempre in occidente guardiamo
come modello di progresso (Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Francia etc.)
sono multietnici e in questo risiede una delle loro maggiori risorse. Quella
parte di Italia non instupidita dai media (siamo comunque milioni!) osserva
con sgomento l'involuzione morale e politica in corso, apparentemente senza
fondo. Chi di noi ha rapporti con l'estero si sente chiedere costantemente
come abbiamo fatto a cadere cosi' in basso.
Oso pensare che anche Lei si stia ponendo interrogativi che non puo'
formulare apertamente e anche su cosa fare, nei limiti che la Costituzione
Le impone. La ragione di queste poche righe e' di incoraggiarLa, nella mia
semplice veste di cittadino, a opporsi a queste nuove leggi razziali,
respingendole nel modo e nella forma che la Sua esperienza e i Suoi
consulenti Le suggeriranno.
Le auguro buon lavoro e confido in Lei.
Francesco Pistolato
Fagagna (Udine)
8. UNA SOLA UMANITA'. ROSITA POLONI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Gentile Presidente,
che profondamente rispetto e da cui mi sento rappresentata.
Le scrivo con semplicita' per esprimerle la lontananza, il dissenso, la
contrarieta' che il mio cuore e la mia mente sentono rispetto ai contenuti
del decreto legge sulla sicurezza.
Figlia di un uomo che a 11 anni, negli anni '40, ha lasciato la scuola ed e'
andato a lavorare, figlia di un migrante che negli anni '50 ha lasciato
l'Italia per andare a sporcarsi le mani in Svizzera subendo l'umiliazione di
essere "fuori", diverso, escluso solo per essere cio' che era, cioe'
non-svizzero, cioe' italiano.
Io vedo mio padre: vedo i suoi occhi negli occhi degli uomini e delle donne
che arrivano stremati sulle barche che vanno a pezzi, sento la sua sete
nelle gole arse di chi non ha acqua, avverto la sua mortificazione nei passi
svelti di chi fugge dall'ingiustizia nel proprio paese.
Io rifiuto di obbedire alla paura e le chiedo, cortesemente e con rispetto,
di non ratificare il pacchetto sicurezza e di esercitare come sa la tutela
della dignita' del nostro Stato, dei suoi abitanti e dei suoi ospiti.
Rosita Poloni
Bergamo
9. UNA SOLA UMANITA'. MASSIMO POMI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Carissimo signor Presidente,
come tanti e tanti italiani che hanno massima stima della sua grande
cultura, autorevolezza politica, sensibilita' morale e civile, voglio
testimoniarle la grave preoccupazione che in molti nutriamo in seguito alla
recente approvazione del cosiddetto "Pacchetto sicurezza", da parte del
Senato della Repubblica, nella seduta del 2 luglio ultimo scorso. So che lei
fara' cio' che sente di dover fare e cio' che puo' fare.
Sappia la nostra solidarieta' e la nostra fiducia nel suo coraggio e nella
sua equilibrata lungimiranza. A lei solo spetta decidere. A noi parteciparle
la nostra persuasione nel valore inclusivo della democrazia, nella forza
civile del rispetto per l'altro, nell'accoglienza fraterna come criterio
regolativo della convivenza.
Suo,
Massimo Pomi
10. UNA SOLA UMANITA'. AMEDEO TOSI: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Signor Presidente,
l'impatto che il "pacchetto sicurezza" approvato dal Senato avra' sui
diritti umani di migranti e richiedenti asilo e' preoccupante, dato che
finira' per colpire e umiliare coloro che si trovano in una situazione di
precarieta' e saranno indotti ad allontanarsi ed isolarsi ancora di piu' dal
contesto sociale, dai servizi di cura medica, dai luoghi educativi e da
tutti quei servizi che sono espressione della civilta' giuridica su cui si
basano la nostra Costituzione, le leggi internazionali e le istituzioni
europee.
In molti confidiamo nella Sua capacita' di farsi corretto interprete del
ruolo istituzionale che ricopre, affinche' l'odioso provvedimento
legislativo non venga ratificato.
Saluti cordiali
Amedeo Tosi, giornalista
San Bonifacio (Verona)
1. UNA SOLA UMANITA'. ELEONORA BELLINI: SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA,
CHE COSA DIREMO AI BAMBINI?
Stimatissimo signor Presidente,
mi unisco ai numerosi italiani che gia' si sono rivolti a Lei, preoccupati
ed indignati per le misure razziste e incostituzionali contenute nel
cosiddetto "pacchetto sicurezza" approvato dal Senato in seconda lettura il
2 luglio 2009. Anch'io Le chiedo, come molti, di rinviarlo alle Camere
chiedendone la modifica nelle parti palesemente incompatibili con la
Costituzione della nostra Repubblica e con le norme del diritto
internazionale.
La Sua azione esemplare potrebbe restituire ai nostri connazionali e a quei
partiti che lo hanno dimenticato o non lo hanno mai conosciuto - e penso
innanzitutto all'aggressivo, violento e pericoloso porsi della Lega nord nei
confronti di ogni tipo di diversita', nei confronti della sofferenza di
tanti onesti che giungono nel nostro Paese, nei confronti addirittura di
altri italiani appena al di la' dei loro confini comunali e regionali - il
senso della dignita' di un popolo che, come quello italiano, ha sofferto
l'emigrazione e l'esilio in tempi nemmeno tanto lontani. Penso che poche
famiglie italiane possano affermare di non avere avuto - o avere ancora -
parenti emigrati in Paesi piu' o meno lontani: le loro difficolta' e
sofferenze, le discriminazioni patite, talvolta con rassegnazione, talaltra
superate con orgoglio e coraggio, saranno rese vane se una legge ingiusta
riversera' su altri fratelli - e senza tener conto ne' degli insegnamenti
della storia, ne' dei piu' elementari principi di solidarieta' umana -
ingiustizia e discriminazione.
Gli illuministi, oltre due secoli orsono, hanno affermato in Europa i
principi di liberta', fratellanza ed eguaglianza, l'imparzialita' e la
certezza della legge, l'esercizio della ragione, presente in tutti gli
esseri umani e fattore fondante di quella morale del bene comune che
desideriamo presieda la nostra vita privata e pubblica. E il bene comune non
si concilia con provvedimenti che pongono pesanti ed ingiuste
discriminazioni tra persone.
Signor Presidente,
sono assessore alla cultura in un piccolo Comune del Piemonte; mi sono
adoperata per diffondere tra i concittadini, specialmente tra i piu'
giovani, la conoscenza della nostra Costituzione e della Dichiarazione dei
Diritti Umani; per commemorare i martiri di un eccidio nazifascista che
avvenne in paese nel 1944; per favorire la reciproca conoscenza tra
cittadini e culture diverse presenti nel borgo, luogo di massiccia
immigrazione dal sud d'Italia. Non tutto e' stato compreso e nulla puo'
essere considerato definitivo, certo, ma se passa una legge ingiusta e
razzista che cosa diremo ai bambini? Ecco, signor Presidente, questa e' la
domanda da porsi: che cosa diremo ai bambini?
Per questo confido in un Suo intervento.
Con stima La saluto,
Eleonora Bellini
Borgo Ticino (Novara)
2. UNA SOLA UMANITA'. DONATA BORGONOVO: L'ARGINE
Ho scritto al Presidente Napolitano chiedendogli di non ratificare le norme
licenziate dal Parlamento la cui incostituzionalita' e' innegabile.
Confido che l'impegno (e la vergogna) di tanti cittadini riesca a porre un
argine a quanto sta avvenendo.
Con fiducia,
Donata Borgonovo,
ricercatrice di Istituzioni di diritto pubblico, Facolta' di Giurisprudenza,
Universita' di Trento
3. UNA SOLA UMANITA'. LETIZIA LANZA: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Egregio Signor Presidente,
come molti e molte hanno gia' fatto, mi permetto anchpio di scriverLe per
esprimere il mio profondo disagio e rivolgerLe una preghiera della massima
urgenza.
Sinceramente, da quando Pdl e Lega sono al potere provo malessere e vergogna
per il fatto di vivere in questa disgraziata Italia, preda ormai di
un'evasione fiscale selvaggia e dunque irrimediabilmente (pare) divisa tra
una parte becera e ignobilmente ricca e un'altra parte, assai piu'
consistente in termini numerici ma di scarso rilievo mediatico, turlupinata
e sempre piu' povera (per non dire affamata).
A incorniciare il quadro, arriva adesso il ddl "sicurezza" approvato in
seconda lettura al Senato il 2 luglio 2009, che prevede l'introduzione del
reato di clandestinita', il prolungamento a sei mesi del periodo di
permanenza coatta nei centri di identificazione, la legalizzazione delle
ronde.
Il pressante appello che anch'io Le rivolgo e' quindi di non ratificare - in
quanto incostituzionali - le norme razziste e criminogene, rinviando
viceversa il cosiddetto "pacchetto sicurezza" alle Camere per le necessarie
modifiche.
Ringrazio per l'attenzione, mentre porgo i piu' rispettosi saluti.
Letizia Lanza,
antichista veneziana, docente e saggista
4. UNA SOLA UMANITA'. MARIA NOVELLA DE LUCA: DONNE GLOBALI CI GUARDANO
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 5 luglio 2009 col titolo "Migranti. Le
donne globali ci guardano" e il sommario "Un milione e duecentomila, la
meta' adesso fuorilegge: e' il popolo fantasma di colf, badanti, baby sitter
straniere che abitano le nostre case. Una fotografa romana ha messo in mano
a dieci di loro delle fotocamere per descrivere la vita quotidiana delle
famiglie per cui lavorano. Ne sono nati una mostra e un libro che rovesciano
molti punti di vista. Pietro e Elena mangiano per merenda empanadas e banane
fritte, perche' la convivenza crea contaminazione di culture. L'ecuadoregna
Graciela ha cinque bambini, tre maschi e due femmine, da accudire per far
studiare le sue tre figlie dall'altra parte del mondo. Immagini di abbracci,
di baci della buonanotte, grembiuli di scuola, scherzi tra fratelli, un
padre che si cimenta ai fornelli. In quegli scatti ci sono l'abbondanza e il
disordine, i giocattoli e il frigo pieno, i panni da stirare, la lavatrice
mai ferma"]
Fotografano l'abbondanza, il disordine, i colori, il cibo, i frigoriferi
pieni, i panni da stirare, i letti da rifare, i giocattoli da raccogliere,
un borsellino pieno di soldi, le lavatrici che non si fermano mai. Catturano
immagini di abbracci domestici, il grembiule della scuola, gli scherzi tra
fratelli, il bacio della buonanotte, un padre che cucina, un neonato che
dorme, il campanello d'argento con cui la "signora" chiama, richiama, e
chiama ancora. Raccontano il loro lavoro nelle nostre case, la fatica
invisibile di pulire, mettere in ordine, sostenere gli anziani, allevare i
bambini, la cura dell'inizio e della fine della vita, i momenti piu'
fragili, quelli piu' delicati. Si chiamano Maria Acioly, Agripina Aguilar,
Graciela Ayala, Monica Daniliuc, Irene Martin, Isabelita Mendiola, Arcelie
Pagdilao, Narciza Riasco, Iaroslava Skolozdra, Sandra Tafur, hanno dai
venticinque ai cinquantacinque anni, e sono tutte collaboratrici domestiche.
Dieci donne immigrate regolari a cui una fotografa romana, Simona Filippini,
ha chiesto di descrivere con le immagini la quotidianita' nelle case
italiane in cui lavorano. Un progetto da cui e' nata una mostra e poi un
libro dal titolo Di Lei. Donne globali raccontano, edito da Iacobelli, che
sara' presentato la prossima settimana a Roma. Un viaggio nell'intimita'
delle famiglie in cui queste donne prestano servizio, e dunque vivono,
coabitano, e da qui mantengono figli, mariti e genitori, con lontananze
spesso lunghe anni e anni, e la nostalgia che non da' tregua. Sacrificio che
le porta pero' a costruire: con i soldi guadagnati in Italia nei loro paesi
comprano case, terreni, attivita' e a volte la vita diventa migliore. Cosi'
i loro scatti digitali sorprendono riempiendo di colore tutto cio' che e'
ordinario: un mucchietto di bucce di mela, una pentola di sugo, una tazza di
te'.
Maria, Graciela, Monica, "donne globali", cosi' le ha definite la sociologa
americana Barbara Ehrenreich in un saggio scomodo dove vengono indagati i
risvolti psicologici di questa migrazione di massa di donne dal Sud al Nord
del mondo, per supplire a un "lavoro di cura" che la societa' occidentale, e
in particolare le donne, non puo' e non vuole piu' fare. Una popolazione
nella popolazione: nel nostro paese colf, tate e badanti sono oltre un
milione e duecentomila, di cui solo seicentomila in regola. Le altre sono
"invisibili", protette dalle mura del lavoro domestico, ma prive di tutele,
spesso sfruttate, oggi addirittura fuorilegge con le norme appena approvate.
"All'inizio piangevo spesso - ricorda Iaroslava, ucraina, che in Italia
chiamano Gloria -, lasciare i miei figli mi e' costato moltissimo, ma volevo
che a loro non mancasse nulla. Piangevo sempre, poi ho trovato la forza di
restare".
Un universo "dietro", silenzioso, poco conosciuto. Spezzoni di realta' che
da sempre appassionano Simona Filippini, presidente dell'associazione di
fotografi "Camera 21", e a cui ha dedicato piu' di un reportage. Andando a
scavare nel mondo separato delle suore di clausura, o tra i bambini di
Forcella chiamati a raccontare il quartiere, o tra gli studenti di un liceo
romano incaricati di scattare e poi di osservare il proprio autoritratto.
"Sempre di piu', dopo aver lavorato con i bambini e gli adolescenti, e
soprattutto oggi con la diffusione del digitale, mi convinco di quanto sia
appassionante ed utile lo studio delle fotografie realizzate dalla gente
comune, dai non professionisti. In questo caso - racconta Simona Filippini -
ho chiesto a dieci donne immigrate di raccontare il loro quotidiano
all'interno delle case italiane in cui lavorano. D'accordo con le famiglie,
che hanno accettato di farsi riprendere nell'intimita' delle loro giornate,
anche nel disordine, nell'imperfezione. Sono cosciente di aver rappresentato
soltanto un angolo 'per bene' di questo mondo, dove le regole vengono
rispettate. Il risultato e' che queste dieci donne ci hanno raccontato se
stesse, ma hanno descritto anche noi, dal loro punto di osservazione". Gli
interni descrivono situazioni benestanti (ma non ricche), dove gli spazi si
intersecano, i bambini giocano dappertutto e i mariti partecipano al menage
di ogni giorno.
Accanto a ogni "reportage domestico" Maria e le altre aprono il cassetto dei
ricordi e dei progetti. Cosi' Agripina Aguilar, peruviana, nelle
testimonianze raccolte da Manuela De Leonardis, descrive la vita difficile
nel villaggio andino di Pampachiri, il sogno impossibile di studiare
ingegneria a Lima, lo sbarco a Roma nel 2007, e l'incontro con la signora
Teodolinda, novantadue anni, il suo "maledetto" campanello ad ogni ora del
giorno e della notte, e l'ostinazione nel chiamarla Clementina invece di
Agripina. "Clementina che ore sono? Clementina portami la medicina,
Clementina questo cibo e' salato...". Ma piano piano la paziente Agripina
riesce a trovare un rapporto con Teodolinda. "Il giorno del suo compleanno
la signora era circondata dalla sua famiglia, ma ci ha tenuto ad invitarmi a
mangiare la torta con loro". Agripina resiste, perche' vuole tornare in
Peru', costruirsi una casa nel terreno che si e' comprata con i suoi
risparmi a San Martin e poi sposare Raul che "mi chiama ogni domenica".
Ana Graciela Ayala dice che i figli della "signora Carla" e' come se fossero
suoi. Cinque bambini, tre maschi e due femmine, di cui questa donna
ecuadoregna di cinquantotto anni si occupa da dieci anni, per far studiare
dall'altra parte del mondo le sue tre figlie. "Con la signora Carla mi sono
sentita subito al sicuro. All'epoca mi sentivo inutile, la signora mi ha
aiutato ad affrontare i miei problemi". Ma e' nei bambini di cui si occupa
che Graciela trova quei sostituti d'affetto che sembrano alleviare la
nostalgia: i baci di Elena, la piu' piccola, gli abbracci di Pietro, "a cui
proprio io ho insegnato a giocare a calcio, e quando ha vinto la prima coppa
l'ha regalata a me", dice orgogliosa. Pietro ed Elena mangiano per merenda
empanadas e banane fritte, perche' il lavoro domestico crea contaminazioni
di linguaggi, consuetudini, culture. E spesso accade cosi' che i piu'
piccoli confondano l'idioma dell'affetto con la lingua di chi li accudisce:
spagnolo, filippino, polacco, romeno, russo, in un mescolarsi globalizzato
di favole, filastrocche, ninne nanne, prime parole.
Anche Arcelie Pagdilao e' una che ce l'ha fatta, da quindici anni vive in
Italia, dove si e' sposata e ha avuto due figlie. Eppure se ricorda il suo
viaggio clandestino nel 1991 da Manila a Zurigo, e poi da Zurigo a Bucarest,
e da Bucarest in una roulotte nella Jugoslavia in guerra, quindi nascosta in
un tir fino a Trieste, e poi a Roma, Arcelie ammette: "Se avessi saputo a
cosa andavo incontro non sarei mai partita".
3 commenti
Sandra
Padre Alex Zanotelli chiama alla disobbedienza civile e ad una forte reazione in un articolo su nigrizia, questo il link
http://www.nigrizia.com/sito/notizie_pagina.aspx?Id=7878&IdModule=1
massimodegiuli
Molte persone non usano internet e posta elettronica.
Per dare anche a loro la possibilità di inviare al Presidente della Repubblica i loro personali appelli, od il sostegno agli appelli esistenti propongo di organizzare punti informativi e raccolta firme in modo da essere loro tramite.
(testo dell'appello + tabella per dati e firma dei sottoscrittori + clausola per la privacy con cui si autorizza l'invio dei moduli firmati al destinatario dell'appello).
Chi trovasse utile ricevere il modulo pronto, può richiedermelo (m.degiuli@inwind.it) con l'avvertenza di completarne a sua cura ( dati propri o dell'incaricato dalla propria associazione) lo spazio relativi al responsabile del trattamento dei dati lasciato a tal fine in bianco.
DA OGGI 11-12 luglio A MILANO IN VIA PORPORA ANGOLO VIALE LOMBARDIA l'Associazione AriaCivile promuove tale raccolta firme, unita ad informazioni a carattere sociale ed ambientale, ed obiettivo a favorire relazione con persone di zona
per info sul calendario della raccolta: massimo de giuli 347-3726489
cordiali saluti, >Massimo D
massimodegiuli
Molti non usano internet e posta elettronica.
Per favorire la loro partecipazione propongo di predisporre moduli di raccolta firme (testo + schema per dati personali e firma + autorizzazione all'uso dei dati co finalità di invio al destinatario dell'appello a cura del proponenente della raccolta) e coinvolgere vicini di casa e quartiere, anche per tessere nuove relazioni e creare aggregazione ed avere nuove possibilità di azione sul territorio (su temi sociali, ambientali, diritti civili, sostenibilità ambientale), ovviando alla mancanza di simili attività da parte degli altri soggetti (sociali e/o politici).
DA OGGI 11 LUGLIO A MILANO VLE LOMBARDIA ANG.VIA PORPORA con l'associazione AriaCivile iniziamo ad essere presenti tutti i sabati ed un giorno infrasettimanale con un chioschetto informativo.
In particolare in Luglio raccoglieremo le firme in adesione all'appello di Micromega ed altri, ed all'informazione di campagne tra cui "non aver paura", più info pratiche sul pacchetto sicurezza.
Chi fosse interessato a ricevere il modulo (word) da personalizzare per raccolta firme (utile base anche per raccolta firme per altre campagne), può scrivermi a m.degiuli@inwind.it
Per info su inziative Aria Civile (Milano, zona Loreto e Navigli) e magari parteciparvi, prego chiamare Massimo 347-3726489
cari saluti,
Massimo De Giuli