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Appunto di Politica & Partecipazione

Obama non ci ama

Inserito il 17 febbraio 2010

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Washington, 17-02-2010 - Rai News 24
"Il nucleare rimane la maggiore fonte energetica che non produce emissioni inquinanti. Per cui per raggiungere i nostri crescenti bisogni energetici e prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico dobbiamo aumentare il ricorso all'atomo". La green economy di Barack Obama punta su nuove centrali nucleari, le prime ad essere costruite negli USA dopo 30 anni, e sinistra e ambientalisti insorgono.
Circondato dagli operai di una centrale elettrica del Maryland, il presidente degli Stati Uniti, è chiarissimo. Il suo piano creera' 700mila posti di lavoro e ridurrà la dipendenza Usa dal petrolio straniero. Ma a spingere a favore dell'atomo non ci sono solo esigenze economiche. L'opzione nucleare, sottolinea guardando fisso in camera, è anche la soluzione migliore per "prevenire il cambiamento climatico. Il nucleare - scandisce - rimane la maggiore fonte d'energia che non produce emissioni inquinanti. Una centrale atomica - aggiunge - a parita' di energia prodotta, in un anno, è capace di ridurre l'inquinamento che viene di 16 milioni di tonnellate di carbone. Praticamente è come togliere dalla strada 3,5 milioni di macchine".
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Ieri sera mi sono trovato davanti al TG3 delle 19:00 e davanti all'immagine di Barack Obama che spiegava a me e a miliardi di persone che, come lui sa, accedono alla registrazione fatta dal cameraman davanti a lui, che il nucleare é:
a) la maggiore fonte di energia che non emette emissioni inquinanti
b) un veicolo di generazione di posti di lavoro
c) un mezzo di riduzione della dipendenza da petrolio per le nazioni che se ne servono a livello energetico (praticamente tutte)
d) un modo di ridurre l'inquinamento che viene da 16 milioni di tonnellate di carbone
Il mio primo commento, anche se riconosco che sia un po' scurrile, é "che stronzo". Mi spiace, penso comunque che nessuno dell'entourage Obama si preoccupi di quello che scrive uno come me. In ogni caso ho voglia di dire due o tre cose su quest'ultima uscita del Premio Nobel per la Pace 2009 e soprattutto su qualcosa che é seriamente un problema costitutivo del sistema sociale, basato sull'economia, in cui viviamo.
Nessuna delle affermazioni prodotte da Obama é, nella sostanza, sbagliata. Anzi, per certi versi potremmo dire che Obama ha la classica franchezza americana nel dire ciò che fondamentalmente pensa e crede (al di là degli inevitabili applausi che gli può fare il sistema lobbistico che curerà la creazione di questi impianti nucleari).
E proprio per questo queste affermazioni sono le più pericolose. Non sono il frutto di un ricatto, nè di una messa in scena. Sono sincera proposta politica che testimonia un modello di società e quindi di relazioni economiche, molto semplice. Da un lato ci sono degli imprenditori che hanno, e avranno sempre, il capitale da spendere per grandi investimenti con recupero a lungo termine (una centrale nucleare ci mette almeno dieci anni ad essere resa funzionante e in "sicurezza") e dall'altra c'è la massa di persone comuni che vivono del compromesso storico del lavoro salariato.
Nel mezzo a tutto ciò c'è il piccolo campanellino d'allarme, il nuovo pericoloso nemico globale, che sono le "EMISSIONI DI CO2". Il nuovo "male" che dopo i "comunisti" "Saddam" "Bin Laden" "Ahjmadinejad" e Guido Bertolaso (a parte l'ultimo tutti veri) é obiettivo - quindi unità ben definita - delle forze del bene. Un tempo di questo obiettivo ce ne fregavamo. Ora dobbiamo pensarci, soprattutto lo deve fare chi è "democratico", ovvero chi tiene ai più nel più ampio orizzonte temporale di riferimento (addirittura "i nostri figli") rispetto a chi tiene a sè e nel più breve tempo possibile ("quale aspirante subrette mi mettete nel letto questa sera?").
Ora io non me la prendo tanto con chi non può ascoltare, perchè talmente ossessivamente dipendente dalla propria folle morale da essere addirittura incapace di avvertire la problematicità di un concetto semplice come "il pericolo sanitario".
Io me la prendo con quelli che vivono del compromesso storico del lavoro salariato. Me la prendo con quelli che sono diventati schiavi di un sistema assurdo che li relega alla periferia della periferia della città sognante che vedono in tv e continuano ad essere gli ingranaggi più supini e acquiescenti di una macchina che non controllano, che non tiene alcun conto reale di loro e soprattutto che non funziona più. Ma più di tutto me la prendo con il fatto che io ne faccio parte, per necessità, ed ho una difficoltà notevole a starci. Ancora oggi non sono stato sedato al punto da pensare che é tutto così, che bisogna accettare le cose come sono e che prima o poi, trovato lo spazio a me dedicato, mi abituerò a tutto questo.
Ieri, per un lavoro, mi sono imbattuto nella scheda di wikipedia dedicata al comunismo. Ho letto lì una citazione che riporto:« Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato [cioè di] quella classe della società che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoro, e non dal profitto di un capitale ».
Leggendo questa citazione verrebbe quasi da essere comunisti. Ma ci sbaglieremmo. Noi dovremmo, a mio parere, liberarci di quelle condizioni che ci portano a non generare equilibri pacifici, equilibri personali, comunitari, sociali ed ecologici.
Quello che dice Obama ci porta all'equilibrio? No. E' come dare la morfina ad un ammalato di tumore in stato terminale. E' un'illusione di benessere in un sistema morente e nella realizzazione di questa illusione, é la rigenerazione delle stesse condizioni squilibranti che ci hanno portato dove siamo oggi.
Fino a quando non riusciremo a comprendere perchè viviamo in un mondo inefficiente, ingiusto, insostenibile e insalubre, avremo preclusa la possibilità di rigenerarlo nell'idea di costruire equilibri di efficienza, giustizia, sostenibilità e salute. Ma siamo noi, quelli che Marx e Engels chiamavano "proletari", che un signore 2000 anni fa chiamava "poveri" che un mio amico chiama "la gente come noi", che dobbiamo fare questo passo. Gli altri e quella parte di noi che spinge alla conservazione, non lo faranno mai per il solo motivo che non lo possono fare.
Te pensa che cavolo di pensieri mi ha portato a trascrivere qui, oggi, Obama (arrivando in ritardo ad una riunione ...). Forse non sono riuscito ad accettare ancora quello che pensa quel mio caro amico: "è pur sempre un presidente degli Stati Uniti d'America"?.
Saluti a tutti e buona revoluzione quotidiana

4 commenti

Ritratto di sumbra

sumbra

Inserito il 17 febbraio 2010 - 12:40

Io ho veramente poche parole da dire...
solo una grossa delusione, perchè mi piaceva tanto crederci!.........

Ritratto di studiotaffi

studiotaffi

Inserito il 19 febbraio 2010 - 18:46

Non sono del tutto d'accordo con voi.

In parte la questione nucleare va affrontata: l'alternativa sono centrali ad olio combustibile o... a carbone come fa la Cina.
Non drammatizziamo per il ricorso all'atomo, dobbiamo prender termpo fino a che non ci saranno le centrali a fusione e... ci vorrà un'altra ventina di anni almeno.

La riconversione ad una crescita sostenibile deve essere anche realistica. Credo Obama stia facendo del suo meglio ma non può pensare di far andare tutte le sue industrie a solare o fotovoltaico, anche perchè la riconversione della disastrata rete elettrica americana richiederà anni ed investimenti enormi.

Credo che potremmo parlare solo se siamo disposti a rinunciare allo stile di vita occidentale. Avanti il primo, e da domani, solo riso e bicicletta.

Mt

Ritratto di OliPaz

OliPaz

Inserito il 20 febbraio 2010 - 04:15

ma faccio girare qualche ulteriore analisi del fatto:
http://criticamente.it/ambiente/9466-gli-ambientalisti-usa-allattacco-de...

Ritratto di Francesca

Francesca

Inserito il 23 febbraio 2010 - 10:28

Caro Mt,

il problema non è tanto l'attesa delle centrali a fusione ma il segnale che il caro premio nobel per la pace 2009 ha dato. Nel suo bel discorso a favore del nucleare non ha neanche citato altre fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico etc...). Credo cheallo stato attuale di salute del pianeta le priorità dovrebbero essere altre, dovrebbero essere, per un presidente di uno stato, i cittadini (del mondo), dovrebbe essere la volontà di risolvere un problema non "mettere una pezza".

La delusione è molta ma la frase del caro amico è la più vera: "è pur sempre un presidente degli Stati Uniti d'America".

Scritto da:

Ritratto di Francesco Sanna
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