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Appunto di Finanza & Risparmio

Manca un mese al nuovo cda di banca etica....

Inserito il 21 aprile 2010

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...e le aspettative sono sempre più grandi. Tutti quanti ci rendiamo conto del  momento particolare che viviamo e anche se con solo 16 candidati per 13 posti la "competizione" si fa sentire.
Le aree stanno cercando un accordo con fatica e francamente non so se ha molto senso proporre ai soci un accordo su chi votare quando coloro che si occupano di fare l'accordo fanno così fatica a trovare la quadra: se il percorso è molto travagliato per questi, come potrà essere chiaro per i soci?
Indubbiamente c'è per tutti i candidati una percentuale di rischio (variabile), di non essere eletti e a volte non è facile accettarla. Forse sono tra i candidati che oggi rischiano meno, ma anch'io ho bisogno di una buona affermazione... e poi se oggi sono l'unico candidato che ha espresso la disponibilità a fare il presidente è anche perché ho già fatto in passato una serie di scelte potenzialmente rischiose rispetto al mio attuale percorso.
Continuando a riflettere sulle modalità di selezione delle candidature sono giunto ad alcune riflessioni che voglio condividere. In parte hanno avuto un riscontro nelle idee di un socio dell'area nord est che ha proposto un percorso di revisione delle  modalità di votazione dei candidati.
Ovviamente si prescinde dalle persone che son sempre importanti, ma non devono farci perdere il senso di cosa si sta facendo.
Dunque:
se abbiamo un meccanismo di scelta di candidati con 4 modalità queste hanno un senso appunto di governance e di partecipazione, non di controllo e predeterminazione del cda.
1. Soci fondatori possono esprimere tre candidature: se vogliamo una la clausola di gradimento la dobbiamo mettere esplicitamente in un accordo (e dire come e chi valuta il gradimento), per non eleggerne tre, ma meno,  ci vorrebbe un ragionamento politico e non una motivazione data dal voler far posto ad altri cnadidati
2. Le aree scelgono un candidato che li rappresenti o che comunque passi una preselezione in cui la valutazione delle competenze è partecipata. Tale meccanismo avviene all'interno di un area e le altre devono fidarsi. Questo fatto implica il meccanismo di fiducia tra le aree: selezionano tra molti candidati ( da un mio conto i 4 attuali sono stati scelti da una rosa di 19 candidati, e non è poco!!!)
Il sud ha valutato che i suoi candidati erano già abbastanza e non ne ha cercati altri. Oggi forse diventa responsabile ciò che fin'ora qualcuno ha letto come scarza partecipazione. (In effetti, ho sentito in abbondanza queste critiche anche al sud, ma se chi partecipa si fa intrappolare nelle scelte fatte sommando cose non dette, non si può intervenire a posteriori e dall'esterno senza far cadere il senso della partecipazione).
3.  I candidati uscenti. Sono coloro che hanno già avuto la possibilità di essere in cda e di cui, meglio degli altri candidati, i soci possono valutare nel loro operato. Certo da fuori è difficile sapere come si lavora in cda, ma la partecipazione da il diritto anche al voto dato con superficialità...  Tra tre anni, se non cambiano le regole, il Presidente dovrebbe essere candidato come "uscente" dal cda...
4. I candidati che raccolgono firme. E' una modalità usata quest'anno per la prima volta in modo massiccio, l'8,9% dei soci che esrpimono una firma è veramente una bella cosa. Non vuol dire che questi candidati debbano essere tutti eletti, ma presi molto seriamente in cconsiderazione si. Possono rientrare in questo tipo di candidati l'espressione di una minoranza, un candidato presidente, delle figure che si ritiene possano essere utili alla banca e che i soci aiutano a raccogliere firme. Insomma è un modo più libero di esercitare la partecipazione anche attiva dei soci (e "rischioso" per i candidati).

Questi punti secondo me sono importanti per il concetto di organizzazione della governance della banca. Poi ci sono altre considerazioni che riguardano molti aspetti: professionalità ed esperienza dei candidati (bancaria, economico finanziaria, di organizzazione, di politiche e relazioni con il terzo settore, di lavoro in rete con la società civile, di specifici settori con cui la banca lavora, di comunicazione...), distribuzione dell'età anagrafica del consiglio, pari opportunità (non solo di genere), equilibri territoriali... e sicuramente altro. Sono aspetti in cui è difficile dare delle priorità che siano condivise da tutti e quindi su cui secondo me a senso dibattere, ma poi lasciare liberi i soci di scegliere
La competizione si chiurerà tra un mese. L'importante per gli eletti sarà riuscire presto a fare squadra per essere operativi dal prima possibile sfruttando le potenzialità e le esperienze sia di chi non sarà eletto che di chi non ha potuto ricandidarsi: argomento del mio prossimo post....Wink

4 commenti

Ritratto di Giuseppe

Giuseppe

Inserito il 21 aprile 2010 - 11:55

Caro Ugo

anche se mi ripeto, non posso che ribadire di apprezzare il tuo parlare chiaro. Con altrettanta chiarezza però ti dico che, pur condividendo il tuo ottimismo che traspare dal tuo scritto (ottimismo sulla banca non sulla tua candidatura) c'è un tuo passaggio che un po mi preoccupa:

"Le aree stanno cercando un accordo con fatica e francamente non so se ha molto senso proporre ai soci un accordo su chi votare quando coloro che si occupano di fare l'accordo fanno così fatica a trovare la quadra: se il percorso è molto travagliato per questi, come potrà essere chiaro per i soci?"

In effetti la chiarezza, seppur comprensibilmente, non è stata il nostro forte... Per fare un esempio, ho molto apprezzato la tua candidatura a presidente e avrei apprezzato moltissimo che tra altri candidati nascessero proposte simili; è umano, è legittimo e credo anche bello che qualcuno ritenendosi all'altezza si proponga.. non posso pensare che nessuno degli altri candidati voglia fare il presidente o che nessuno si senta all'altezza...

Per non trovarci così di nuovo tra tre anni, ti suggerisco una "mossa" che ha il valore di una opinione di una persona, non suffragata da nessun confronto con nessun socio: perchè in chiusura dell'assemblea che eleggerà il nuovo cda, non fai approvare una mozione che impegni il nuovo cda a creare una commissione ad hoc che riveda completamente le modalità di elezione del cda? In tre anni avrebbero tutto il tempo di fare una approfondita riflessione, che potrebbe essere poi discussa nelle aree ed approvata da una successiva assemblea prima del prossimo rinnovo di cda...

Te la butto la poi facci quel che vuoi.

In bocca al lupo

Ritratto di Andrea Tracanzan

Andrea Tracanzan

Inserito il 22 aprile 2010 - 08:34

iniziare a non avere paura di dichiarare i meccanismi della partecipazione per confrontarsi su di essi, leggo in questo senso questo bel post di ugo. Alla fine anche con questo regolamento elettorale se si lavorasse sulla chiarezza più che sugli accordi o sulle paure avremmo il potenziale necessario ad esprimere una partecipazione unica e potentissima. Questa elezione al Cda segna un tentativo in questo senso... aprire il confronto e ragionare sul merito e sulla sostanza della Banca che vogliamo, ne abbiamo un gran bisogno e su questo presupposto costruiremo nuove regole condivise.

Ritratto di Antonio_Greco_BE

Antonio_Greco_BE

Inserito il 22 aprile 2010 - 09:04

Anche io sono d'accordo con Andrea !
Occorre pensare che allargare la partecipazione sempre più verso la base significa mettere in discussione la "garanzia" di costruire percorsi precostituiti del consenso.
D'altronde il confronto e la competizione, se vissuti senza paure per il "dopo" e senza patemi di essere esclusi dal risultato, sono il giusto sale della democrazia partecipativa.
E, come dice lo stesso Ugo, al di là dell'esito, chi viene eletto "fa squadra" al più presto per governare.

Ritratto di annibaleosti

annibaleosti

Inserito il 23 aprile 2010 - 12:30

mi piace questo tuo modo schietto di affrontare argomenti delicati e complessi.
fa certamente ben sperare per il futuro di BE.
vista dall'osservatorio di un "candidato in bicicletta", la raccolta firme è stata molto di più che un esercizio formale. il succo non è certamente convincere i firmatari (che firmano per ampliare la lista dei candidati, più che per esprimere una preferenza), quanto motivare i volontari alla raccolta (i GIT), che con turni molto impegnativi, hanno reso concreta questa opportunità di democrazia partecipata.
qualsiasi siano le modifiche al meccanismo di rinnovo del CDA allo studio, non toccherei questa modalità, anzi!
la competizione, cioè la scelta dei tre esclusi, potrà sembrare uno sperpero di risorse e competenze. invece è la ricchezza di tutto processo (e ve lo dice qualcuno che sa di poter seriamente far parte del "trio monnezza"!). pensiamo (senza voler stabilire ridicoli confronti) alla durezza delle primarie USA (alle italiane, pensiamo un'altra volta).
il cameratismo (vedi brescia sabato scorso) non contraddice la concorrenza tra candidati, come in una qualsiasi gara sportiva. io vivo il ciclocross (fangose ciclo-acrobazie invernali) ed il senso di fraternità tra tutti i concorrenti è di gran lunga la motivazione principale.
romanticherie a parte, una banca è una banca. la selezione dei potenziali consiglieri deve esprimere una compagine solida, tecnicamente preparata e motivata, per affrontare scelte imprenditoriali (ebbene sì, lasciatemi usare questa parola, almeno una volta) che assicuri continutà gestionale.
è giusto e necessario che i soci (in primis i fondatori) custodiscano questo tesoro.

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