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Appunto di Produzione e Responsabilità

Imprese alla sbarra - scheda IKEA

Inserito il 10 marzo 2011

Contenuto

Imprese alla sbarra, sito curato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo - aggiorna la scheda di IKEA con alcuni importanti elementi, in primis mettendo in luce un sistema di evasione fiscale strutturato.
 

7 commenti

Ritratto di MARCACLACsergioCattaneo

MARCACLACsergio...

Inserito il 11 marzo 2011 - 12:28

BUONI E CATTIVI! ...sono confusa...

lo scorso 25 febbraio ero presente all' INCONTRO di BEST UP - circuito per la promozione dell'abitare sostenibile con il patrocinio del WWF e ADI www.bestup.it - tenuto al palazzo della Triennale di Milano dal titolo: "BELLE STORIE E BUONE ESPERIENZE: MOTIVAZIONI E RISULTATI. COME CONTINUARE. INCONTRI E SCAMBI FRA PERSONE, RETI, E TERRITORI SUL TEMA DELLA SOSTENIBILITA'. "

IKEA, nella persona di Riccardo Giacomo, Responsabile Ambiente, figurava - insieme ad altre realtà blasonate da certificazioni, attestati e marchi vari, come rappresentante di " BELLE STORIE E BUONE PRATICHE " con un intervento titolato: " IKEA: sensibilizzare al vivere attraverso buoni esempi di gestione ".

E Cito dalla locandina di presentazione al convegno: " Scopo dell'incontro: una boccata di ossigeno! Raccontare e ascoltare belle storie, possibili e replicabili. Valorizzare esperienze esemplari; sostenersi; serrare le fila tra coloro che lavorano nella direzione giusta: "...senza questa non si va da nessuna parte. Occorre un orizzonte di felicità che ci orienti. Un comune traguardo che unisca generi, etnie, discipline e conoscenze. Mille forme, idee, colori, azioni sono possibili, purchè in funzione di una magnifica armonia fra benessere personale e bene comune. Ma chi può pensare ancora di essere felice a scapito della felicità altrui? " (dal manifesto di Best Up 2010).

Naturalmente, non intendo attaccare la buona fede delle persone coinvolte, ma mi passano per la testa le tante parole sentite in molte analoghe occasioni, e mi sgorga spontanea e forse ingenua una domanda: chi è veramente autorizzato a parlare di queste tematiche, ECOLOGIA, SOSTENIBILITA', e come distinguere chi autenticamente lo è dagli altri pur autorizzati e certificati a farlo?

Ritratto di Andrea Tracanzan

Andrea Tracanzan

Inserito il 14 marzo 2011 - 10:11

In effetti Susanna tocchi dei punti chiave, sui quali però non possiamo avere atteggiamenti ideologici e dobbiamo capire come gestire le zone grige.

Mi spiego, sulla questione arredamento come ben sai si intrecciano tante variabili: consumo di risorse naturali, accesso all'acquisto, recupero e riuso, riciclabilità, possibilità di accedere a un arredamento esteticamente gradevole e realizzato in modo da non essere dannoso per la salute degli abitanti.

A queste aggiungiamo grande distribuzione, prezzi, trasparenza, responsabilità sociale, impatto dei modelli distributivi...

Credo che IKEA risponda a una parte di queste questioni, ma che possa migliorare su altre e forse il modello IKEA non può rispondere a un modello sostenibile a 360°. Quindi poche parolone e un po' di analisi attenta mi sembra sia quello di cui abbiamo bisogno!

Vero è anche che chi fa arredo "sostenibile" spesso offre una risposta che non è "per tutti", o sbaglio?

Tu che hai gli strumenti e le competenze perchè non ci aiuti a organizzare la complessità (teorica e pratica) di un settore così importante?

Ritratto di La_Palestra_della_Felicita

La_Palestra_del...

Inserito il 14 marzo 2011 - 15:52

Ho fatto del tema "Felicità" la mia missione riprendendo ciò che diceva un certo Aristotele circa duemila anni fa: "La felicità è il bene massimo e il fine ultimo dell'essere umano".

Nella nostra civiltà dei consumi, che io preferisco chiamare civiltà dei rifiuti, visto che tutto il sistema produttivo è orientato a produrre e vendere cose che in tempi sempre più brevi diventano obsolete e si trasformano in rifiuti, il tema della felicità spesso viene semplicemente usato per fini di marketing (vedi pubblicità Coca Cola) anche perchè nella nostra cultura, di matrice giudaico-cristiana, la felicità non è di questo mondo; in altre situazioni, come probabilmente quello a cui si fa riferimento qui, le finalità di marketing vengono rivestite da un'immagine Customer Care (di cura e attenzione per il cliente) e questo è già un passo avanti.

In realtà solo in una società nella quale si tende ad una felicità oggettiva, strano sentir parlare di felicità oggettiva ma, vi assicuro che le neuroscienze hanno già definito in modo abbastanza preciso la questione, sarà possibile uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell'ambiente e degli esseri viventi che lo popolano e quindi se qualche multinazionale, come nel caso Ikea, che conosco solo per quanto ho trovato scritto qui, usa la felicità per farsi un po' di pubblicità tenendo conto anche di altri fattori che realmente sono mirati all'obiettivo felicità, quella vera, credo si debba approfittare di queste opportunità proprio per ampliare e diffondere certi concetti.

Spero di essere stato chiaro ma non posso in questa sede scrivere tutto ciò che ci sarebbe da scrivere al riguardo ma resto a disposizione per chi sia interessato ad approfondire l'argomento

Ciao
Felice giornata con una sana risata
Daniele

Ritratto di eratostene

eratostene

Inserito il 15 marzo 2011 - 13:02

Ciao,

giudicare un'impresa grande e complessa come IKEA non e' facile, e si possono sempre trovare aspetti positivi e negativi.
E' possibile che il WWF abbia un occhio di riguardo ai comportamenti positivi di IKEA dato che dal 2002 esiste una partnership tra i 2 (vedi http://www.ikea.com/ms/it_IT/about_ikea/our_responsibility/ikea_forest_p...). Per come la vedo io, la sostanza e' che IKEA si e' sempre distinta per comportamenti molto aggressivi verso fornitori e dipendenti, anche se sta cercando di mostrare comportamenti ecosostenibili. Ma se guardate nei dettagli cosa dice di questi argomenti nei suoi cataloghi, vi accorgerete che sepsso sono cose risibili e assolutamente marginali. Filippo

Ritratto di giomasce

giomasce

Inserito il 15 marzo 2011 - 13:31

Ciao.

Sono d'accordo con te: mi sembra che il tipo di proposta che fa IKEA abbia dei punti positivi (in prima istanza direi la praticità: avere mobili che possono essere montati e smontati direttamente da chi li compra, spostati facilmente, ricomposti diversamente). Sarebbe molto bello recuperare questi elementi e calarli in un modello distributivo più locale, rispettoso dell'ambiente e sostenibile (anche dal punto di vista fiscale).

Gio.

Ritratto di giomasce

giomasce

Inserito il 15 marzo 2011 - 13:42

Ciao Palestra della Felicità.

Scusate se vado un pochino off-topic, ma come mai credi che la cultura giudaico-cristiana ci porti a pensare che la felicità non sia di questo mondo? Da cristiano ti direi proprio il contrario. È vero che molti cercano di dipingere la fede cristiana come un obbligo a vivere di stenti e sacrifici per avere una "ricompensa" finale, ma questa immagine è completamente falsata e distorta. Il Vangelo e nella Bibbia sono pieni di inviti a vivere la propria vita nella felicità (che è una cosa diversa sia dal semplice "divertimento" che dal "vivere senza pensieri", su questo suppongo che tu sia d'accordo).

Per il resto, è tristemente vero che oggi si cerca di vendere per felicità qualcosa che felicità non è, inducendo la gente a pensare che "felicità" sia solamente un appagamento più o meno spicciolo di supposti bisogni materiali. Come tu dici si tratta chiaramente di una distorsione utile all'intontimento della gente, al fine di sfruttarla come stupido acquirente. E proprio per questo ritengo che un recupero del vero significato della parola "felicità" nella cultura cristiana aiuterebbe molto a capire meglio ed arginare questi problemi, perché la felicità cristiana è radicalmente diversa da questi modelli.

Chiedo ancora scusa per l'off-topic e ringrazio Andrea per la segnalazione iniziale.

Ciao, Gio.

Ritratto di La_Palestra_della_Felicita

La_Palestra_del...

Inserito il 16 marzo 2011 - 12:51

Ciao Giò,
sono assolutamente d'accordo con te "Se non diventerete come questi bambini non entrerete nel regno dei cieli" e credo che tu sarai d'accordo con me quando dico che molto spesso e per questo parlo di cultura giudaico-cristiana, non è la gioia di vivere il messaggio più diffuso ma quello dell'espiazione dei peccati

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