All'interno del corso di spagnolo che stiamo realizzando dentro mediaxion, tenuto dal temutissimo docente Gabriel, stiamo leggendo un libro che auspico presto di veder pubblicato in Italia, "Lecciones de economia solidaria" di Luis Razeto.
Da un bel po' di tempo cercavo notizie e tracce circa le origini della definizione "economia solidale", senza successo. Grazie a questo libro, che ospita una trascrizione di un corso di formazione sull'economia solidale tenuto dal prof. Razeto, ho finalmente trovato pace e devo dire che la storia reale, con mia grande soddisfazione, é ben superiore alle aspettative.
Credo sempre che la realtà sia terapeutica, ci rivela l'inganno dell'aspettativa, della pianificazione, mostrandoci la straordinaria grandezza dei fenomeni rispetto alla nostra capacità di anticiparli o teorizzarli col pensiero.
E la storia della definizione "economia solidale" é esattamente questo.
Racconto a sommi capi e chi volesse può trovare tutta la storia penso direttamente sul sito di Luis Razeto www.luisrazeto.net.
Ventotto anni fa (1981), una serie di organizzazioni popolari si incontrarono per una sorta di riunione, nel Cile sotto dittatura. Queste organizzazioni spaziavano da gruppi d'acquisto collettivo (nati soprattutto dalla necessità di ottenere sconti quantità) ad associazioni di servizio mutualistico fino alle mense comuni (intere vie i cui residenti sceglievano, sempre per necessità economiche, di mangiare insieme). C'erano alcune cooperative ed alcuni studiosi tra i quali Luis Razeto.
Si innestò un dibattito tra due macro concezioni. Da una parte c'erano quelli che puntavano ad affermare il fatto di essere organizzazioni "solidali" ovvero fondate sulla solidarietà tra le persone, senza alcun scopo superiore. Dall'altra parte c'era chi reclamava maggiore attenzione per il carattere "economico" di questo organizzarsi: quindi per il concentrarsi verso la soddisfazione di necessità di base, risorse e servizi, cui secondariamente si poteva riferire il processo di genesi solidale.
In quel momento, mentre i "teorici" si interrogavano e i discepoli delle due "fazioni" (se così si può dire) argomentavano a sostegno dell'una e dell'altra tesi, una signora prese la parola (io me la immagino sulla cinquantina, con il grembiule sporco del sugo girato nel pentolone della mensa comune) e disse più o meno questo "noi siamo organizzazioni economiche ed organizzazioni solidali, quindi facciamo economia solidale".
La straordinaria semplicità di questa affermazione, cui dalle analisi accurate di Luis Razeto e di altri studiosi e non che hanno fatto ricerca a riguardo dobbiamo far risalire la genesi dell'espressione "economia solidale", mi ha emozionato.
Come giustamente ha sottolineato Luis nel suo corso trascritto ci sono molteplici aspetti straordinari di questa storia e genesi dell'espressione economia solidale:
- é venuta da chi nella pratica sperimentava nuovi meccanismi alternativi di relazione o esprimeva nel presente dinamiche relazionali consolidate ma estranee dalla concezione economica e sociale dominante (e quindi non è venuta dalla mente di un qualche intellettuale barbuto ndr);
- é emersa dalla rivelazione realistica e pragmatica di una persona che avvertiva nella dispersione del dibattere teorico (sempre fonte di autocompiacimento in chi vi si produce ndr) un problema che ostacolava l'effettivo procedere comune di quelle organizzazioni;
Ma soprattutto, aggiungo io, figlio di questa europa (o mondo occidentale o nord del mondo, che dir si voglia), é venuta dall'America Latina. Se guardassimo la storia del pensiero umano, quella censita dalla comunità scientifica, vedremmo una oligarchia geografica e di genere che raramente suscita indignazione (o quantomeno riflessione). Il 99% dei pensatori - della classe dirigente teorica del sistema globale - appartiene al cosiddetto "Nord del mondo" ed é di genere maschile.
Mentre avveniva questo momento epocale, per me, della storia della riflessione umana, ovvero la definizione di una reale alternativa al sistema dominatore e dominante (che nel susseguirsi delle epoche si é chiamato in tanti modi e da una quindicina di anni si è chiamato neoliberismo), il mondo piantava le sue telecamere, le sue orecchie e tutto quello che si poteva direzionare verso i teorici della Scuola di Chicago (lo stesso Friedman fece da consulente economico a Pinochet rendendo il Cile il primo vero paese "neoliberista") e la disintegrazione del blocco sovietico (mancavano pochi anni alla caduta del muro di Berlino).
Mentre tutti questi uomini, potenti e d'intelligenza e autorevolezza "riconosciuta", siluravano il mondo e l'umanità che in esso risiede, una donna dette una scrollata alla platea e chiarì che le parole servono solo per aiutare gli esseri umani a rendersi migliori.
Scrive un libro a volte ispirato: "Dio sceglie i deboli per confondere i forti".
Forse Dio ha scelto quel paese e quel momento. Ma soprattutto, a questo giro, ha scelto una donna.
1 commento
Francesca
...e meno male!!!
A parte gli scherzi leggendo questa parte del libro durante l'interessantissimo corso di spagnolo di Gabriel, mi sono meravigliata di come spesso perdiamo tempo per arrivare a definizioni che compiaciono appunto solo chi le crea invece di concentrarci sulla pratica, sulla vita reale della gente reale.
Brava signora...e grazie per la sua eccellente semplicità!