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Appunto di Produzione e Responsabilità

Etica d'impresa - VestireBio

Inserito il 30 marzo 2011

Contenuto

Cercheremo in questa pagina di riassumere lo spirito che ci ha spinto ad intraprendere questa attività, e i criteri etici che ci siamo dati.
Condividiamo i valori della decrescita e della sostenibilità, e cerchiamo di svolgere il nostro lavoro con onestà e trasparenza. Eliminiamo il concetto di crescita continua dalle nostri progetti e lo sostituiamo con la ricerca di un equilibrio e benessere duraturo. Prediligiamo avere contatti con consumatori consapevoli e con GAS, perché valorizzano la qualità e l'eticità dei nostri prodotti. Cerchiamo di essere collaborativi nello scambio di conoscenze e di buone pratiche con altre aziende, ponendo fine alla concorrenza spietata fra le imprese, e incentivando la nascita di una rete di aziende virtuose.
Crediamo che i valori che facciano la differenza dell'abbigliamento bioecologico siano la trasparenza, la tracciabilità della filiera, la chiara composizione del prezzo, la tutela dei diritti dei lavoratori, il legame con il territorio e la produzione locale, la sostenibilità e l'ecologicità dei processi produttivi, la riduzione dei trasporti, ed anche la salubrità dei prodotti sulla pelle del consumatore.
 
La volontà di rispettare tutti questi criteri che ci siamo dati, fà la profonda differenza tra gli articoli che proponiamo noi e quelli propagandati bio e/o eco dalla grande distribuzione e da alcune multinazionali che offrono una collezione di abbigliamento biologica o solidale insieme alla maggioranza di articoli convenzionali. Si tratta molto spesso di green washing o semplicemente di aver individuato una nuova nicchia di mercato, dove gettarsi rapaci, senza condividerne il profondo spirito etico, solidale, e di rispetto per l'ambiente. Il biologico e il solidale sono una scelta di vita, e non una fetta di mercato da accaparrarsi!
Per questo noi siamo sempre disponibili a rispondere a tutte le domande che ci vengono rivolte ed eventualmente a migliorarci. Ogni domanda è lecita per una persona che vuole orientare criticamente i propri consumi, perché produzione e consumi sono atti sociali che ricadono sulla comunità.
 
Quindi proponiamo articoli di abbigliamento ed intimo dandoci la seguente scala di priorità:
1- Abbigliamento prodotto nella regione Marche, da produttori amici e conosciuti, collegati al territorio tramite una filiera sostenibile che garantisca: coltivazione biologica di piante tessili e tintoree e allevamento bio di animali (pecore, capre mohair e alpaca), tutela dei lavoratori, tintura vegetale dei capi.
2- Per quello che non troviamo a livello locale ci rivolgiamo a prodotti Made in Italy, di aziende certificate Icea e Gots, che garantiscono fibre biologiche, coloranti atossici, ridotto impatto ambientale, certificazione etica del lavoro. Per il made in Italy accettiamo anche aziende a produzione mista convenzionale e biologico (dove naturalmente le due filiere siano chiaramente distinte), perché crediamo che sia necessario dare tempo e modalità alle aziende convenzionali di convertirsi ad una produzione sostenibile e certificata.
3- Per quello che non troviamo in Italia ci riforniamo da aziende europee (Germania e Austria), che sono storicamente pioniere dell'abbigliamento naturale, che da anni operano nel settore e producono solo capi biologici di altissima qualità, certificati con marchi Gots, IVN, EKO, Oeko Text, Skal, ecc.
4 – In ultima istanza acquistiamo abbigliamento biologico prodotto in Asia, purché certificato Fair Trade dal Commercio Equo e Solidale sia per la raccolta delle fibre tessili, che per la manifattura. Oltre alla certificazione Fair Trade o Flo (per garantire la giustizia sociale), questi capi riportano anche la certificazione biologica per il cotone ed ecologica per canapa e bambù. Inoltre selezioniamo queste aziende anche per l'interesse nel ridurre l'impatto ambientale e per l'ottimizzazione delle risorse.
 
UN ESEMPIO ITALIANO
In particolare per i prodotti Italiani la Certificazione ICEA dei Prodotti Tessili Biologici prende in considerazione quattro aspetti:

- Eliminare i rischi ambientali. Molti dei prodotti chimici e dei processi utilizzati lungo la filiera tessile sono associati ad elevati rischi per l’uomo e l’ambiente. Particolare attenzione viene posta sull’uso di pesticidi nella coltivazione del cotone come anche su coloranti o altri prodotti chimici impiegati nei processi tessili. Controlli sempre maggiori e stringenti sono previsti al fine di verificare i residui di prodotti chimici presenti nei capi di abbigliamento al fine di ridurre il rischio per i consumatori di allergie e di potenziali forme di cancro.

- Raggiungere un efficiente uso delle risorse. La produzione tessile è un processo intensivo caratterizzato da un ampio uso di risorse, in particolare di acqua.

- Minimizzare l’inquinamento e i rifiuti. La tintura e il finissaggio dei tessuti possono essere estremamente inquinanti, soprattutto con riferimento agli scarichi idrici. Oltre all’installazione di impianti per il trattamento delle acque reflue, è sempre più importante una corretta e sicura gestione dei rifiuti solidi.

- Contribuire a realizzare la giustizia sociale. Un’attenzione sempre maggiore viene posta alle condizioni di lavoro nella produzione tessile al fine di assicurare che i diritti di base vengano rispettati, quali: messa al bando del lavoro minorile e del lavoro forzato; nessuna discriminazione tra lavoratori; pagamento di un salario che consenta una vita dignitosa; condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro; libertà di associazione; diritto alla contrattazione collettiva.
 
COMPOSIZIONE DEL PREZZO
Anche nell'ambito tessile biologico è veramente complicato capire quanto del prezzo che paghiamo un capo, vada a finire in tasca ai lavoratori che lo hanno confezionato. Infatti prima di arrivare ad un capo finito ci sono tanti passaggi che sono svolti da differenti aziende specializzate per ottimizzare i costi: raccolta della fibra, produzione del filo, produzione del tessuto, tintura, taglio, cucito, confezionamento, distribuzione...Sicuramente le spese per pubblicità e marketing sono minime rispetto all'abbigliamento convenzionale, e le certificazioni ci dovrebbero assicurare che la retribuzione e le condizioni di lavoro rientrino perlomeno nei parametri dei contratti di lavoro nazionali.
Noi possiamo testimoniare direttamente solo l'ultima fase del processo, perché veniamo in contatto diretto solo con l'azienda che confeziona e distribuisce il prodotto. Così vi comunichiamo le percentuali indicative di composizione del prezzo di alcuni articoli che rivendiamo:
Pannolini lavabili e usa&getta eco: 50-55% al produttore, 17% Iva, 28-33% al negozio
Intimo e calze: 50% al produttore, 17% Iva, 33% al negozio
Abbigliamento adulto e bambino: 43% al produttore, 17% Iva, 40% al negozio
Accessori e articoli naturali per l'infanzia: 45-50% al produttore, 17% Iva, 33-38% al negozio
Libri: 70% alla casa editrice o al distributore, 30% al negozio
Giocattoli: 43% al produttore, 17% Iva, 40% al negozio
 

 

2 commenti

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albertosaccavini

Inserito il 30 marzo 2011 - 18:13

Grazie per la chiara spiegazione del vostro punto di vista assolutamente condivisibile.
Voglio però sottolineare alcuni aspetti.
Quando parlate di greenwashing riferendovi alle collezioni bio o sostenibili di multinazionali o grandi distributori, lo ritengo forse esagerato. Vorrei solo sottoporvi un dato relativo ai più grandi compratori di cotone bio nel mondo: C&A (Belgium), Nike, Inc. (Oregon, USA), Walmart (Arkansas, USA), Williams-Sonoma, Inc. (California, USA), H&M (Sweden), Anvil Knitwear (New York, USA), Coop Switzerland. Dal punto di vista economico è ovviamente la presenza del mercato rappresentato da questi nomi a fare in modo che il prezzo del cotone bio via accessibile ai più. Ciò non togli il fatto che il loro interesse sia raramente dettato da una reale volontà di cambiare il mondo, quanto da un esigenza di mercato.
Il bambù che dite provenire dall'Asia è una fibra che ha fatto molto discutere. Ora è però chiaro che la stragrande maggioranza del tessuto di bambù in commercio è in realtà più corretto chiamarlo Viscosa visto che di tale si tratta. La sua sostenibilità si riduce alla materia prima, mentre il processo produttivo implica un uso massiccio di sostanze chimiche. Esiste una lavorazione meccanica del bambù dalla quale si ricava una fibra simile al lino e alla canapa, ma è scarsamente utilizzata perché molto più costosa. La svizzera Litrax sta lavorando su questo prodotto cercando di ridurne i costi e di migliorarne la performance abbinandola a filati come il lyocel/Tencel.

Ritratto di Vestirebio

Vestirebio

Inserito il 07 aprile 2011 - 17:28

Ti ringrazio per il tuo commento e le tue precisazioni.
per quanto riguarda la grande distribuzione i tuoi dati sono corretti ma le tue considerazioni discutibili. Io penso che il prezzo del cotone biologico sia così elevato perchè la domanda supera l'offerta. Sono 2 punti di vista diversi e ognuno è libero di pensare quello che vuole e ben vengano idee diverse dalla mia. La grande distribuzione mette ben in evidenza se un capo è realizzato in cotone biologico ma quando si cercano informazini sulla filiera di produzione e sui metodi di tintura e finissaggio non hai garanzie. Parlo di certificazioni sulle lavorazioni del capo dall'inizio alla fine. Tutto questo è a mio avviso furviante perchè i consumatori non sono ben informati.
Concordo sul tuo discorso rispetto al bambù anche se bisogna considerare tutte le fasi di lavorazione dei tessuti, soprattutto tintura e finissaggio, per fare il quadro completo dell'ecologicità del tessuto. Purtroppo l'effetto setoso e aderente della viscosa piace molto, soprattutto al mondo femminile. In effetti io e mia moglie discutiamo spesso su questo punto ma a quanto pare le donne hanno le loro esigenze. Quindi giustamente come dici tu se paragoniamo il tessuto di bambù con la viscosa di bambù è chiaro che la viscosa ne esco sconfitta. Ma se paragoniamo la viscosa convenzionale con la viscosa di bambù certificata GOTS il bambù esce a testa alta dal confronto.
Comunque nel nostro negozio abbiamo diversi capi in tessuto di bambù che come dici tu assomiglia al lino e alla canapa ma sono difficili da reperire. Se ti interessa noi ci riforniamo da Equi x eden che tratta diversi capi in bambù sia in viscosa che in tela.
Grazie ancora e buona vita.

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