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Appunto di Diritti & Reti sociali

La colpa

Inserito il 01 novembre 2009

Contenuto

Un ragazzo viene ucciso in carcere, era lì per possesso di 20g di "droga" (c'è chi scrive marijuana, chi parla di cocaina).
Di chi é la colpa?
A Ferrara nel 2005 viene ucciso Federico Aldrovandi, al processo i quattro agenti che, in un "eccesso colposo", ne hanno decretato la fine della vita, hanno raccontato di una specie di "Hulk" che "ringhiava" e li picchiava. Poi però loro sono vivi e lui é morto.
Di chi è la colpa?
Cos'è la colpa?
La colpa di una morte, per la giurisprudenza, é l'identificazione precisa della sua causa. Ieri sera mi spiegava a cena uno studente di legge che esiste una scala di definizione. C'è l'omicidio colposo (e/o l'eccesso colposo), ovvero la morte "accidentale" (ad esempio manganellare e prendere a calci un ragazzo a terra, comprimergli da dietro la cassa toracica, lasciarlo a faccia in giù dopo che non palesava segni di animosità, fino alla morte), l'omicidio preterintenzionale, ovvero la morte per quello che proprio si stava facendo alla persona senza "l'intenzione precisa" di arrivare ad ucciderla (ad esempio l'agente Spaccarotella che spara dall'altro lato dell'autostrada verso la macchina dov'è Gabriele Sandri e lo colpisce - senza volerlo - al collo), e l'omicidio volontario, ovvero l'hai ucciso perchè lo volevi proprio uccidere (ad esempio prendi una persona perchè "bestemmia" e lo crocifiggi fino a farlo morire).
Per la giurisprudenza finisce così quindi: se il tribunale riconosce che non lo volevi uccidere, ma l'hai ucciso, c'è un prezzo penale di tot; se invece riconosce che lo volevi uccidere, il prezzo è più alto. La pena è come una merce, ha un cartellino legato al codice a barre, poi si può cambiare l'importo entro un range, sulla base di cosa stabilisce il dettagliante in relazione ad offerta e domanda.
A ben vedere poi, quasiasi pena detentiva, è a carico della Repubblica. Perchè la pena deve tendere alla rieducazione. Quindi in un certo qual modo la Repubblica riconosce un concorso di colpa nell'errore del reo e dice "qualcosa devo fare anche io, ovvero pago per la sua rieducazione".
Eppure la colpa é solo una costruzione mentale. L'arginamento e l'identificazione di una causa é un'inganno cui ci sottoponiamo continuamente. Stabilire una causa é essenzialmente costruirla - riconoscerla - e a ben vedere nell'identificarla possiamo andare talmente in profondità da arrivare alla rilevazione che "la causa prima" o quella "più importante" é una semplice opinione - nel caso dei tribunali quella di un collegio giudicante sulla base di una formazione giurisprudenziale e di una lettura delle analisi prodotte in aula.
Cosa succederebbe se problematizzassimo e superassimo l'inganno della causa? Forse arriveremmo a spargere la "colpa" intorno al chi e al dove si è commesso un fatto cui chiediamo giustizia.  Arriveremmo a comprendere che se una persona violenta una ragazza con quattro "pali" di amici, questi amici hanno una forte responsabilità in ciò, l'ambiente formativo di questi ragazzi ha una responsabilità in ciò, la Repubblica ha una responsabilità in ciò, e via di seguito il costruttore che ha edificato un quartiere intero dormitorio senza spazi di aggregazione dove i sei vivono; lo spot televisivo dove la "donna giovane" é presentata sistematicamente come sessualmente "ammiccante" "vogliosa" e "disponibile"; quella attrice che ha recitato come "violentata consenziente" nel film porno che quei ragazzi hanno visto; quel produttore che ha messo on-line quel video; il fonico che ha preso l'audio di quel video e chi infine era in quella via, quella notte, e non ha fatto niente per fermare i quattro ragazzi. Potremmo arrivare addirittura a quell'equilibrio violento familiare che uno dei ragazzi ha in casa, dove la madre é saltuariamente picchiata dal marito. Arriveremmo forse addirittura a Berlusconi e a Prodi. Arriveremmo, per me soprattutto, a noi.
Ma se procedessimo in tal modo cosa ci troveremmo di fronte? Persone incredule. "Ma io che ho fatto?" "io non ho fatto niente" "Io ho fatto solo il mio lavoro" "Io ho segnalato più volte al genitore che il ragazzo era violento" "Io non mi sono mai accorto che il ragazzo era così" "Io ho fatto edifici per mezza Roma" "Chi può dire cosa è giusto e cosa no?".
Poi sul "noi" ci sarebbero le difficoltà più profonde. "Cosa c'entro io con uno strupratore a Roma?" "Cosa c'entro con l'eccesso colposo su Federico Aldrovandi?" "Cosa ci posso fare se la penitenziaria talora picchia a morte i detenuti?". Tutto ci apparirebbe lontano, se anche vivessimo nella via in cui si è commesso uno di quei fatti violenti, potremmo arrivare ad accampare ragioni pirotecniche appellandoci ai muri divisori, al sonno pesante, alla paura della polizia, delle rappresaglie, della burocrazia.
Io sento che c'è un confine tra il bene e il male. E' un confine che non riguarda le parole, non concerne le leggi, non é arginabile in un rimprovero o in una pena. E' l'esperienza del bene e l'esperienza del male, il sentire profondo, il sintonizzarsi con questo segnale sporcato dal rumore della contemporaneità, dal rumore del nostro pensiero, dalla richiesta morale di dirsi "sono esente da qualsiasi colpa".
Noi possiamo su tutto ciò in cui siamo coinvolti e di cui facciamo esperienza. Possiamo prevenire fatti del genere, sintonizzandoci su quel bene, e operando così guidati, quotidianamente.
Un essere umano non nasce nè assassino nè pacifista. Ed ogni situazione in cui coltiva il suo equilibrio ha un ruolo nella sua evoluzione. Se garantiamo l'esperienza del bene in queste situazioni che ci vedono, anche distrattamente, coinvolti, non avremo colpa e saremo assolti.
Altrimenti resta sempre utile quella vecchia frase del maggio, citata da De Andrè in apertura di Storia di un impiegato:
"per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti". 

1 commento

Ritratto di Francesca

Francesca

Inserito il 02 novembre 2009 - 10:51

Beh sicuramente la colpa non può essere totalmente attribiuta solo alla singola persone che ha compiuto un certo gesto perchè quella persona sarà stata sicuramente influenzata dalla situazione che ha intorno e la sua risposta dipenderà anche da quello.

secondo me è anche vero però che gli esecutori materiali di certi atti hanno sicuramente più colpa degli altri perchè davanti a Federico Aldrovandi che diceva "Basta" e soffocava fino alla morte non c'ero io ma quattro poliziotti che hanno deciso di continuare a picchiarlo.

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