E' da quando ero ragazzo che ho iniziato ad impegnarmi per comprendere e cambiare il mondo che mi sta intorno: con alti e bassi, ma con una costanza ed una continuità nelle pur diverse fasi della vita hanno determinato un percorso. Un percorso che, come spesso accade, si svela, a me e a chi mi stà vicino, dopo anni, mostrando continuità anche dove ci sono state fratture.
Questa voglia di fare, di capire, di mettersi in gioco, di sognare mi brucia ancora oggi dentro.
Con Mirjam abbiamo deciso che valeva la pena di farne una scelta di famiglia e quindi viviamo ormai da quasi 14 anni in comunità, in allegra sobrietà partendo dall'ispirazione "domestica" del centro nuovo modello di sviluppo.
Il resto vien quasi da sé: manitese, lilliput, le rinnovabili, terrafutura, zoes, bancaetica...: tutte esperienze che hanno valore prima di tutto perché collettive, in cui nessuno è indispensabile, in cui si trova il senso di un percorso di cambiamento nonviolento
Di sicuro la "rappresentanza democratica" mi è sempre piaciuta, dagli anni di studio a manitese a banca etica. Scherzo dicendo che da vecchio sarò pure nel consiglio della bocciofila in cui andrò a giocare.
I figli crescono e respirano un aria buona, decidono di impegnarsi a modo loro e di indignarsi, sapendo che i genitori capiscono, che li lasciano provare
Ho avuto un po di smarrimento stamani: ho pensato che anche se l'obbiettivo bankitalia dei giorni scorsi era (ed è) sbagliato comunque qualcuno si muove e quel qualcuno è dalla parte buona della vita, più di chi dice o pensa che non si può far niente o critica senza proporre.
Ho pensato a genova e alla trappola in cui è caduta la rete di Lilliput.
Ho pensato a mio figlio che arrivava a Roma.
Son salito una mezz'ora a Barbiana: mi hanno fatto bene la quiete e il primo freddo
Ho twittato sulle idee di Don Lorenzo e gli indignati di oggi: magra consolazione per placare l'impotenza.
Però l'idea della lingua che rende uguali credo si possa usare oggi come chiave di lettura per capire perché la finanza, con il suo linguaggio incomprensibile dei padroni, sta fottendo il mondo.
Poi sono dovuto restare in comunità non riuscendo ad andare all'assemblea di AGICES sul trasimeno come avrei voluto. Quindi ho potuto seguire a pezzetti cosa stava succedendo a Roma.
Che sconforto, che senzazione di impotenza. Giusto sdegno e idee buone triturare e polverizzate dal potere mediatico, dalle false verità rassicuranti, dalle benvolute provocazioni violente, dagli scontri in piazza e da come sono gestiti.
Che fatica di botto!
30 anni di impegno per vedere che non ci si può neanché indignare in questo paese.
Che fatica sapere che se non c'è la strategia, il servizio d'ordine, la consapevolezza della malafede di chi ti governa, da noi le manifestazioni sono una trappola.
Non possiamo avere spontaneismo, non possiamo essere ascoltati. E' una società che è già in pezzi. Parliamo e non ci ascoltiamo neanche tra chi vorrebbe cambiare.
La nostra società ancora vive per la fiducia che esiste tra le persone, ma ci stanno lavorando in molti per distruggerla. La fiducia sarà il prossimo business appena i social network saranno scollegati dalla realtà e dai meccanismi cooperativi tra persone.
Mio figlio ha preso un pugno in faccia da un poliziotto, gratuito, senza giustificazione: faceva interposizione non violenta...
Un pugno in faccia da parte dello stato, dello stato che dovrebbe servire i cittadini e difendere le istituzioni. Ma oggi, come a Genova, ha servito un idea, una rappresentazione mediatica.
La voglia di piangere e di mandare tutto all'aria. Basta! Chiudersi nel proprio guscio, nei lavori manuali, nella campagna.
Cominci a pensare: ma a che serve l'impegno di questi anni se oltre al futuro e ai sogni ai giovani rubiamo pure la possibilità di indignarsi?
Ma chi me lo fa fare?... Scritto così fa paura, poi penso a MIrjam che è più tranquilla di me ed è andata a lavorare stanotte. Penso che comunque il bello dell'impegno è che non si è mai (MAI) da soli.
Chi ce lo fa fare? Scritto così è già più difficile da coniugare, non posso deciderlo da solo.
In realtà è ovvio che c'è molto da fare, ovvio anche che l'ingiustizia di oggi mi è affettivamente più vicina, ma nel solco delle infinite ingiustizie che da sempre muovono la voglia di impegnarsi.
Stasera è rabbia impotente di attesa che lui torni, ma so che da domani questa giornata darà a noi e a molti ancora più voglia di dire e praticare
"I care"
6 commenti
OliPaz
Grazie UGO... abbraccia tuo figlio e fagli leggere queste parole...
Giuseppe
Caro Ugo, i miei figli non hanno ancora l'età per "meritarsi" un cazzotto in faccia da un poliziotto... Come te non sarei stato tranquillo se li avessi avuti a Roma oggi... Condivido i distinguo che fai ma, pur non potendo andare a Roma, mi sentivo parte degli indignati e, con twitter, ho provato a fare la mia parte rilanciando informazioni utili a chi era nel corteo... Ero preoccupato perché quello che ho visto in televisione - e mai come stavolta l'informazione classica è stata PENOSA! - mi ha trasformato da indignato ad incazzato nero!
Si perché il comportamento della polizia è stato incomprensibile e può avere a mio parere solo due letture: o fortemente incompetente ed inadeguato, o criminalmente complice... E non so quale delle due sia peggio...
Condivido la voglia di mollare tutto e pensare a me, magari tornando in Sud Africa dove non stavo male... Però... Però anche io I Care...
Anche se oggi avrei voluto personalmente randellare quei criminali. Quindi?
Quindi si! Ci serve una risposta collettiva, ci serve una riflessione e il tempo stringe e credo non si possa più delegare... A nessuno!
Ugo Biggeri
per chi si è preoccupato con me...
Si è solo tagliato un labbro e già non si vede più nulla,
ma soprattutto è tornato contento della sua giornata (!) anche se rattristato per il casino e per il fatto dei contenuti che non passano.
Lo ha impressionato la rabbia e la violenza dei "guerriglieri"
Ora meditiamo il da farsi: in altri paesi non avrei dubbi ma qui mettere da parte lìeducazione civica è una tentazione raginevole
GIT_LAZIO
per prima cosa un abbraccio
per seconda non siamo soli e non ci dobbiamo sentire soli
per terza ieri sul volo fiumicino francoforte seduto in bussines dietro a tre di Banca d'Italia ho ascoltato parole del tipo: c'erano anche i manifestanti pacifici che hanno cercato di fermare i violenti... in tv non dicono le cose come stanno... etc... ( ed erano tutti vestiti in giacca e cravatta!!!)
per quarta cosa chi non si è preso una manganellata o uno spintone o un cazzotto da un polizziotto???
si continua e si continua più determinati.
a presto
GianniPERA
dopo tanto riesco a riprendere i contatti con zoes e ritrovo il mio presidente con un testo che io personalmente userò per inviarlo a qualche centinaio di persone. grazie
Silvia_C
Dieci anni fa ero a genova, questa volta non ho potuto partecipare, ma la sensazione è la stessa: sentirsi impotenti! A quel tempo lo vivevo da ragazza che pensava al prorio futuro, oggi da madre che non vede futuro per i propri figli...
Sono combattuta dal spingere i miei figli a lottare per ciò in cui credono, ma poi penso che nessuno li ascolterà, anzi si metteranno solo nei guai... Il più grandicello voleva sapere cosa stesse succedendo, e così gli ho spiegato in termini comprensibili per un bambino di quasi 6 anni e ho visto crescere la sua rabbia. Probabilmente i bambini capiscono molto più di quello che pensiamo.
Io continuerò a lottare per loro, per il loro futuro, anche se magari non servirà a nulla, perchè trovano sempre il modo di distogliere l'attenzione dalla possibile riuscita di una manifestazione. Era ovvio che qualcosa avrebbe dovuto cambiare con tutta quella gente ad indignarsi ed arrabbiarsi, ma questo non doveva succedere!
E così anche questa sera andro' a letto con lo sconforto che sa crearti la sensazione di non poter fare nulla e la volontà di volere vedere le cose cambiare...