Genova - Parole dure dell’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, contro la finanza internazionale. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, nel tradizionale saluto di fine anno durante il Te Deum di ringraziamento nella Chiesa del Gesù di Genova ha puntato il dito contro il potere invisibile ma a suo dire esecrabile dei cosiddetti “mercati”.
«Che la grande finanza internazionale guidi i giochi sembra un dato innegabile - ha detto Bagnasco - ma così non deve essere. Una finanza fine a sé stessa non serve il mondo ma se ne serve, e alla fine ne risentono i più deboli.Il profitto non è più giusto, ma diventa scopo a se stesso e quindi immorale perché condiziona e sottomette anche l’economia e la politica, e quindi l’uomo».
Bagnasco ha insistito rilanciando il ruolo della politica: «Non è possibile vivere fluttuando ogni giorno, la politica non può prescindere dal suo ruolo se vuole corrispondere al suo mandato di promuovere la giustizia e il bene comune. E’ assolutamente necessaria, e deve essere in grado di regolare la finanza perché sia a servizio del bene generale e non della speculazione facile e garantita».
Il presidente della Cei ha aggiunto che «non tutelare le famiglie a tutti i livelli significherebbe distruggere lo Stato. Sappiamo tutti che l’istituto familiare attraversa anche a Genova serie difficoltà - ha detto Bagnasco - ma nonostante ciò la famiglia in Italia tiene, e sempre più si rivela non solo grembo della vita, dono di Dio, scuola di umanità e di fede, ma anche presidio primo e fondamentale della società, della sua sicurezza, dell’economia, del sostegno reciproco, della tenuta civile».
Il cardinale ha anche attaccato la “macchina del fango”, che semina il dubbio e il livore il quale è «sparso secondo la strategia delle piccole dosi con insinuazioni, sospetti, dubbi e per il quale nessuno paga».
E ha aggiunto: «Non cospargiamoci continuamente il capo di cenere, l’Italia ha eccellenze di genialità, di professionalità, di manodopera, di studio che abbiamo e che possiamo offrire». Infine, l’invito a Genova a «parlare a una sola voce, «allora saremo in grado di far sentire dovunque che Genova è una città strategica; che conviene al Paese che essa viva e prosperi pur nelle difficoltà dell’attuale crisi e che impoverirla nella sua vocazione produttiva non è un guadagno per nessuno».
Parlando della situazione specifica di Genova, il cardinale Bagnasco ha detto: «Genova può farcela a superare gli affanni presenti se diventa meno litigiosa, meno passiva, se sviluppa fiducia e coesione ad ogni livello e in ogni ambiente. La città non deve avere paura del cambiamento». Bagnasco ha poi ricordato che «criticare è facile, costruire è difficile: a demolire basta un momento, per costruire occorre tempo e fatica perché bisogna pensare, essere propositivi e accettare i rischi. Diversamente, si perdono le occasioni di sviluppo e di crescita necessarie per mantenere e per costruire lavoro, specialmente per i giovani». Il cardinale ha quindi invitato «ad essere propositivi» ricordando che «non basta avanzare proposte per partecipare alla vita della società a qualunque livello» ma «è necessario e onesto fare delle proposte possibili» perché «l’ottimo è nemico del bene e lo blocca» e ricordando ancore che «non di rado, per `ottimo´ s’intende caparbiamente la propria opinione personale o di parte». Al contrario «bisogna confrontarsi in ogni ambiente su proposte realizzabili in tempi ragionevoli, tenendo conto non di un interesse pur legittimo, ma dell’insieme, e soprattutto di ciò che oggi è più vitale e urgente, il lavoro. Se senza lavoro non c’è sviluppo, dobbiamo ricordare anche che senza sviluppo non ci sarà lavoro